Prof. Natale Antonio Rossi
Prospettive d’Italia
Strutture e smalti in dipinti d’arte nuovi.
La ricerca artistica di Alessia Bonacquisti è complessa poiché intende mostrare a se stessa e allo spettatore la forma che modella la raffigurazione visiva: nel suo caso, per dirla in termini filosofici “ l’opera d’arte è la messa in visione della verità dell’arte”. Infatti, se nella nostra tradizione è molto radicata la convinzione che l’arte, la pittura in particolare debba essere “imitazione della natura”, questa artista ritiene che sia necessario evidenziare (anche sottolineandolo o facendolo emergere coloristicamente) il progetto che presiede all’esistenza dell’opera.
Le forme, le strutture che la Bonacquisti mette in primo piano, evidenziando contorni e linee profonde che per lei fanno la rappresentazione pittorica, sono una modalità originale di conferire al proprio lavoro un orizzonte per cui il mondo diviene accessibile alla vista dell’artista solo se ne individua la struttura profonda.
E’ così che l’artista fa emergere da ciò che rappresenta la misura delle cose, nel senso che si tratta di non dimenticare che ad ogni rappresentazione visiva presiede una sorta di sezione aurea che conforma l’opera e la pittura. I dipinti diventano così corpi, grazie a cui la loro massa riceve forma nel senso che l’artista circoscrive, include esclude e limita cercando di rappresentare come se l’opera fosse scolpita. A ciò concorre l’impronta coloristica che delimita lo spazio in una conquista tecnico-scientifica che ne accentua l’originale fattura.
Del tutto speciale è l’uso dei materiali pittorici, differenziati e molteplici, pur se sono di maggiore evidenza le lucentezze degli smalti (acidi per il colore) per carrozzerie automobilistiche: gli esiti di ogni opera della Bonacquisti fanno riferimento alle sottolineature contornistiche delle opere della New Painting newyorchese, i cui prodotti pittorici erano fomentati dalla ricerca e dall’uso di colori insoliti, fino alla richiesta di apparati coloristi anche inventati. E così sono anche le sinestesie tecniche di questa artista.
Non solo, l’artista Bonacquisti, non soddisfatta degli esiti che i colori dei tubetti ad olio, pur acrilici, le permettono per soddisfare le sue esigenze di espressione, è andata e va alla ricerca di esiti nuovi e originali che rispondano alla sua volontà artistica.
Si tratta di una ricerca di personale soggettività d’arte che i tempi precedenti non hanno conosciuto per più ragioni, a cominciare dall’inesistenza dei colori a smalto utilizzati dall’artista ma anche dell’introspezione psicoanalitica che le opere propongono.
Mentre l’artista evidenzia le strutture che sorreggono l’immagine rappresentata, sia figura che paesaggio, che architettura quasi a voler ricercare ciò che subito non appare, traspone il suo intento in una volontà psicologica di svelare anche ciò che – nero apparendo – non è svelabile. Una sorta di riserbo di fronte all’intimità delle cose, delle persone, delle figure: per dire meglio “finché non sperimentiamo ciò che è proprio dello spazio anche il discorso intorno allo spazio è destinato a restare scuro”.
O meglio: se volessimo interpretare in chiave psicoanalitica le opere dell’artista Alessia Bonacquisti, potremmo azzardare a sostenere che non svela mai il suo essere-proprio; preferisce che ogni cosa riposi nello spazio pittorico piuttosto che svelare una psicologia partecipata che deve rimanere nell’opera anziché essere della persona di artista.
Natale Antonio Rossi