Valerio Grimaldi
CONTAMINAZIONI OLTRE L’IMMAGINE
Una analisi critica attenta ed una altrettanto attenta osservazione della “contaminazione” contemporanea nelle sue manifestazioni di fenomeno globale hanno, per certo, nella fotografia, nella video arte, nel progetto elettronico e digitale definito come “arte differente” radici ormai imprescindibili di una massmediologia diffusa che non condanna le tecniche pittoriche ma le costringe a nuove ipotesi di risultato forzandole a nuove probabilità’ di immagine e a desuete indagini fra l’infrasensoriale ed il meta percettivo. Certe rotture e scardinamenti di una descrizione “passiva” della realtà subiscono nell’oggi delle tecniche fotografiche e computerizzate la nuova esegesi ed i nuovi parametri di una dimensione dinamica, multimediale, interattiva stranita nella esponenziale attrazione fatale di un digitale a volo radente sui confini inesplorati di un nuovo immaginario.
L’ idea di arte del nostro tempo ormai sfugge ad una oggettualità reale, ferma, statica per un processo di decontestualizzazione dell’oggetto riciclato in fatto artistico quasi che la poetica della casualità del primo dadaismo – con le conversioni successive del pop e del nouveau realisme – proceda verso un’opera sempre più transitoria, volatile, effimera, rarefatta in una sua concettualizzazione virtualmente residuale in cui nel mistero permanente dell’arte, come afferma Pierre Restany, il disseminare, ormai porta a porta, l’esito digitale illustra a che punto il processo tecnologico può condizionare gli aspetti affettivi e percettivi dell’apocalittico fotografico.
Per Angelo de Francisco l’andare oltre l’immagine è insieme percorso estetico e culturale, una eliminazione progressiva del concetto di mimesi e di rappresentazione dove l’arte tradizionale continua ad esistere come modello, dove la rappresentazione dell’altrove pur corrispondendo ad architetture reali è basata su di una simulazione del reale che non è stupore di effetti speciali ma scoperta di una realtà invisibile che si porta dentro tracce e reperti, ed insieme contenuti, sovvertimenti quando non vere e proprie modificazioni antropologiche. Sono vere e proprie mutazioni sulla percezione dell’immagine, dello spazio, delle prospettive architettoniche che confermano – e non pianificano o rendono seriale – la funzione dell’artista, un artista libero dal condizionamento delle forme e formulazioni tradizionali ed in cui resta innervata una polarità di stile di cangiante originalità ed in cui la tecnologia innovativa è solo puramente strumentale .
In Angelo de Francisco la fotografia è la tela del futuro. Se la fotografia, infatti, ha affrancato la sua arte dal debito della fedeltà riproduttiva il digitale rappresenta rinuncia alla esclusività del pennello per nuove e esaltanti pennellate della mente dove fantasia e creatività rendono coinvolgente, quasi tattile e vissuta, una metafisica del quotidiano fatta di un altrove in cui il diaframma tra realtà e finzione si assottiglia pericolosamente e dove il banale, l’ordinario del quotidiano assumono valenza esponenziale di arte a tutto tondo, quasi un pop art del terzo millennio. Assistiamo così ad una navigazione dentro l’immagine che produce imprevedibili contagi e metabolismi di nuova figurazione ed in cui la nuova percezione emotiva del sentire, del vedere, dell’immaginare collassa in un amplificato – fuori dalla omologazione del mezzo - concretizzarsi di una rappresentazione che va al di là del semplice fatto estetico per farsi storia, pulsione, urgenza del raccontare e del raccontarsi.