Prof. Vittorio Sgarbi
Sintesi del testo critico estratto dal volume "Porto Franco"a seguito della Biennale di Palermo del 2013.
Antonio Anastasia - C'era una volta il Cubismo, quello analitico,pioneristico, breve e intensissimo, con i dioscuri Picasso e Braque a indicare la strada, elaborando un nuovo linguaggio, votato a cogliere la dimensione mentale delle cose, che sviluppa al meglio le intuizioni di Cezanne; quello sintetico, successivo al 1912 con i maestri primari. Il Cubismo continua ad essere un riferimento importante, come il primo linguaggio capace di tenere il passo di una contemporaneità. È questo l'approccio con cui il salentino Antonio Anastasia ha reso omaggio al Cubismo, in modo rispettoso ma tutt'altro che obbligato e reverenziale, interpretandolo non come meta finale, ma tappa intermedia, per quanto importante nel percorso all ricerca della propria cifra espressiva.Un percorso che, a sottolineare quanto appena detto, ha contemplato anche altreretrospezioni stilistiche, altre immedesimazioni nei linguaggi storici della modernità, come ad esempio l'astrattismo e l'Informale, con esiti non meno rilevanti di quelli conseguiti con il Cubismo. Non si tratta di "culturalismo" a buon mercato,del farsi bello di una citazione per giustificare la dignità di una proposta artistica altrimenti poco consistente, tanto per capirci, come in Italia, paese tendelzialmente ignorante, capita fin troppo spesso.A roprova di ciò, il fatto che Anastasia ha nel frattempo continuato a praticare una figurazione di soggetto naturalisticoche, seppure più prevedibile e convenzionale, ha comunque fornito all'artista la possibilità di esprimersi con sermo cotidianus che rimane ancora di maggiore comprensione popolare. Anastasia, dunque, non vuole affatto mascherarsi in quello che non è, vuole solo capire per poter fare proprio, assimilando solo dopo aver adottato al proprio senso critico, al proprio modo di avvertire l'arte ed il mondo. Nelle sue opere "retrocubiste", per esempio, ho notato la lucidità con cui riconosce a Gino Severini, il più francese dei nostri avanguardisti storici, prima futurista militante, poi antesignano figurativo del rappel à l'ordre, di essere il più logico anello di congiunzione, non solo formale, fra le griglie sintetiche di Gleizese Delaunay e un Futurismo alla Depero inteso come suprema decorazione universale. Un'interpretazione per niente scontata, anzi acuta e raffinata, che non può non suscitare rispetto per chi l'ha elaborata, dimostrandola con l'evidenza di un'invenzione artistica del tutto convincente in questo senso.