MAX VAJRO


Dal punto di vista di una critica non specialistica, senza entrare nel vivo del giudizio tecnico, si presenta anzitutto come un fenomeno sorprendente di quella i demopsicologi chiamano "reviviscenza" che è una cosa diversa dal sentire oggi gli echi del mondo di ieri, dal ripetere poeticamente una realtà trascorsa, dell'aggirarsi nell'alone della suggestività di una tradizione. Reviviscenza è un modo d'essere, una scelta inconscia quasi da metempsicosi un fenomeno complesso, in cui coesistono il romantico anelito alle vibrazioni del passato ed il vedere le cose diverse da come esse sono. Martucci cala un sipario di velo tra il suo attento occhio di pittore e le strade e la gente e le cose : ed ecco spegnersi le rauche grida del vicolo , attenersi i violenti colori della plebe, assopirsi lo sconcio stridore delle passioni degli alterchi, delle forme sgraziate, degli scempi paesistici. Una intera città - la mitica Napoli ottocentesca - ritorna a palpitare

come un palcoscenico di manichini che si animi per miracolo : quando il rinascimento della città, subito dopo il colera del 84, suggerì a V.Migliaro di ritrarre qua e là gli aspetti di una Napoli che stava per scomparire sotto il benefico piccone, nessuno poteva immaginare che, quasi un secolo dopo, certi angoli e certe piazze sarebbero sopravvissute. E Martucci le riscopre, le ritrova : mutate nei dettagli, aggravate da un tessuto sociale che vi si è più aggravato, ma il suo occhio poetico riconduce pietosamente la Napoli di oggi alle forme suggestive di ieri, riannodando le sue tele decisamente moderne per il taglio e per il fresco impressionismo della pennellata al mondo fascinoso che rese Napoli famosa nella vita e nell'arte

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