Irene Fabbri

Le opere di Marzia Maceratesi sono come la Terra: vive, umide, brulicanti di

vita, nere perché il nero è il colore che racchiude tutti i colori, intense come i

suoi frammenti quando si attaccano alle mani mentre scaviamo una piccola buca

dove mettere a germogliare il seme della bellezza. Poi sono un’esplosione di

colori: con un balzo dalla terra al cielo, lampi di luci primarie, rossi e gialli

accecanti, blu profondi e commoventi “a la Delacroix”, in un continuo

rincorrersi di forme in movimento e conFUSIONE.

La figura femminile è protagonista assoluta dell’opera e della riflessione poetica

dell’Artista, un intreccio indissolubile di parole e pennellate. Queste figure

appena accennate rivelano, nella loro delicatezza, tutta la forza e il mistero

dell’eterno femminino: la necessità della Metamorfosi come forma altissima di

lotta al fato, le donne diventano vasi di porcellana trasparente, contenitori di vita

rossa come il fuoco delle labbra.

Donne conTURBANTI che remano su un mare di ottanio o emergono dai flutti

con la testa avvolta nel giallo del sole, sono la solitudine del cambiamento, la

Iside Pelagia che indica ai naviganti che verranno la strada da seguire.

Nell’opera di Marzia Maceratesi la donna è bussola che orienta il cammino

dell’osservatore, fragile nel tratto ma forte nella sua essenza espressa dalla testa

e dai seni scoperti, immagine nuda e bella dell’eterna dicotomia Platonica di

mente e cuore, anima e corpo che può essere prigione. Ecco spiegati i luccicanti

neri, presagi che minacciano ma non sconfiggono la forza del femminino che

esplode attraverso il movimento della danza fino a rilassarsi in un magnifico

ciano che avvolge ballerini arancio vivo, trionfo di nascita a nuova vita

attraverso il blu struggente di uno sfondo d’acqua che purifica e salva.

La memoria e lo sguardo sono temi cari all’Artista, ci colgono dalle sue opere

più immaginifiche, ci incollano a forme sinuose come pitture rupestri e

costellazioni lontane, esplodono nei dettagli di occhi, bocche, nasi, mani che si

fanno spazio sulla carta e che, senza fatica, arrivano fino al cuore

dell’osservatore.

Tutto il lavoro di questa Artista nasce dalla terra, dagli umori più oscuri, dai

recessi più profondi di una riflessione delicatamente autobiografica che ci

suggerisce solamente le sue difficoltà mentre celebra, indubbiamente, la sua

straordinaria forza, il suo sguardo sempre orientato verso l’alto, al cielo più

profondo culla delle sue amate costellazioni e del bisogno vero di raccontare e

raccontarsi.

Marzia Maceratesi con il suo lavoro ci inchioda al Dasein Heideggeriano,

all’esser-ci in questo preciso istante e non in un altro di là da venire, uno

stupefacente movimento di idee, colori e forme che, tuttavia, ci legano al

presente, alla vita morsa con voluttà e assaporata attimo per attimo nella sua

difficile bellezza lasciando all’osservatore l’ingrato compito di staccarsi dai suoi

disegni e guardare avanti, in un eterno ritorno verso l’Heimat: il luogo natio, il

cuore da cui noi tutti proveniamo.

Irene Fabbri Roma 4 febbraio 2020

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