Chiara Mora
Barbara Ghisi
L’impeto delle onde, la luce dei coralli: il mare trascolora
La Sermi...DianaQdi chiara mora
donne protagoniste
Dove affonda le radici la passione per i
fondali marini?
Già da bambina raccoglievo delle conchiglie
piccolissime sulla spiaggia e le conservavo
dentro scatole, che piano piano sono diventate
tantissime. Ero contenta di raccoglierle,
era una gioia profonda, piena. E alla fine,
quando sono diventata grande, mi sono
chiesta perché non univo le mie due grandi
passioni: il mare e l’arte.
In che modo?
Intanto nella scelta dei materiali. Per dare
l’idea della trasparenza dell’acqua, del bagnato
e del movimento dei fondali, oltre ai
colori ad olio uso una resina che si catalizza
e solidifica. E poi uso i materiali presi dalla
spiaggia, ma attenzione, raccolgo solo quello
che il mare concede o semplicemente li
compero. Rispetto la natura, in tutti i suoi
aspetti.
Ha frequentato il liceo artistico e l’Accademia delle Belle Arti,
sezione decorazione di Bologna. Da piccola rispettava a tal punto
il candore dei fogli da disegno che aveva quasi paura di sprecarli.
Ora dipinge tele di grandi dimensioni, perché il mare,
il suo soggetto preferito, ha bisogno di spazio. Nel suo soggiorno
pieno di luce, il mio occhio si posa su una tela, ancora inconclusa:
ci sono onde impetuose che si alzano e schiumano. Sembrano
fiamme: energia creatrice e distruzione allo stesso tempo.
Spiegami come li metti insieme.
Ho sperimentato tanto. Nella resina ci può
stare la sabbia, normale o colorata, la carta
velina stropicciata… tutti materiali che
danno alla superficie del quadro un senso
di scabrosità, che sembra quasi fuoriuscire
dalla tela stessa. Mescolando insieme questi
materiali, riesco a dare degli effetti sia
figurativi sia astratti.
Che cosa significa sperimentare, per te?
Io sperimento mescolando i materiali della
pittura con quelli che vengono direttamente
dal mare, mi piace lavorare sulle superfici.
A volte voglio lasciare talmente tanta trasparenza
nel colore che quasi si intravvede
la tela, a volte invece voglio dare talmente
il senso della materia e dell’oggetto sopra la
tela che sperimento con la sabbia lasciandola
cadere sulla resina o inserendo conchiglie
e altri doni del mare. Apprezzo moltissimo
Lanfranco che a 89 anni in ogni suo
dipinto mette una sperimentazione diversa,
ci mette due settimane, venti giorni per fare
un dipinto, ma ogni suo opera è unica. In
ogni lavoro c’è la ricerca di qualcosa, e ancora
adesso si sente, si vede che sta cercan-
Il naufragio, 2004.
Olio su tela, cm 70x100
sermidianamagazine • 9
do il suo "altro mondo" come
lo chiama lui, il suo "altro
spazio". Ed in ogni dipinto c’è
qualcosa che non si è mai visto
in un lavoro precedente. Anche
se il soggetto è lo stesso, varia
sempre qualcosa.
Insomma, l’arte è ricerca di
nuovi linguaggi?
Una cosa che non apprezzo
sono i lavori fatti in serie, e chi
li fa. Questo è il discrimine tra
essere un artista e un commerciante,
perché in questo caso si
fa riferimento solo al numero
delle opere. L’opera può essere
dipinta simile, ma mai uguale,
ad un’altra. Certo, è difficile
che ci siano due opere fatte a
mano identiche, ma se si lavora
a catena facendo quattro o
cinque opere al giorno, come si
fa ad esprimere davvero qualcosa
su ciascuna di esse? Di
un artista mi piace l’unicità, la
Ricerca su ogni dipinto.
Indubbiamente una sfida interessante
con se stessi…
Ho sempre studiato e seguito
il Romanticismo americano,
tra l’Ottocento e il Novecento:
Edwin Church, Cole… il tedesco
Friedrich. I loro paesaggi,
queste opere enormi… L’anno
scorso a Brescia in Santa Giulia
mi sono commossa per la
prima volta davanti ad un paesaggio
di Church di tre metri
per due. Sono rimasta senza
fiato. Nonostante le difficoltà
storiche del loro periodo questi
artisti andavano a dipingere
en plaine air, riuscendo a trasmettere
la grandezza del paesaggio,
la profondità del suo
respiro…Tornata a casa avevo
una grande voglia di dipingere
ma ogni lavoro che facevo non
mi sembrava all’altezza.
Fortunatamente però non ti
sei arresa. L’ultima scoperta
Per far uscire alcuni particolari
dal quadro, ho usato una
polvere fosforescente lasciandola
cadere direttamente nella
resina prima che si solidificasse.
Di giorno assorbe la luce
del sole e di sera, al buio la
rilascia. Ci sono questi coralli
che saltano fuori dal buio. Nel
mare ci sono creature con bioluminescenza
naturale. Ecco,
voglio trovare modi diversi per
portare la natura intrinseca del
mare sui miei quadri.
La tua ricerca riguarda il
mondo sommerso, con le
sue creature e le sue forze.
Da cosa parti? Da qualcosa
di vissuto o è fantasia?
Colgo l’ispirazione da illustrazioni
di libri, riviste e giornali
che trattano il mare e da lì proseguo
lavorando con i colori in
base a come li sento, e come
mi vengono. A volte parto da
un’immagine che mi è rimasta
impressa… Poi la modifico
come la sento. Tutto avviene
facendo tante prove. Spesso
proprio mentre ci lavoro, sento
le variazioni venire da dentro
e modifico il mio progetto, in
itinere. A volte il quadro finito
è tutto un’altra cosa da come
era il progetto.
I tuoi sono quadri per lo più
con dentro un mare quasi
mai placido, ma animato,
mosso… ma non per forza
agitato.
È vero, è sempre un mare con
una luce dentro. A questo fine
parto sempre da un giallo di
base, delicatissimo. La mia
tela non è mai bianca. Perché
il giallo sotto dà luce a tutti i
colori che ci metti sopra. Questo
giallo una volta asciutto dà
a me per prima quel senso di
energia di cui cerco la radice, o
semplicemente traccia, dentro
il mare. Ed è allo stesso tempo
una ricerca interiore. Mia, in
primis.
1991 Galleria d’arte Spazio Culturale Navile di Bologna.
1992 Collettiva Immagini di Creatività a Poggio Rusco.
1992 Terza Mostra Internazionale del Manifesto Oncologico,
Palazzo della Ragione Mantova.
2000 Festa dell’Infiorata a Genzano di Roma,
con Alfonso Maffini.
2001 Biennale Nazionale di Pittura della Città di Soliera.
2002 Biennale di Rimini.
2003 Biennale Nazionale di Pittura della Città di Soliera.
2003/2004 Borsart caffè di Mantova.
Casa Società Operaia a Bondeno.
2004 Poggio Rusco per il 50° anniversario
di fondazione dell’AVIS.
2005 Ravalle (Fe) presso l’Antico giardino.
Vedo tele di notevoli dimensioni?
Perché?
Il mare è grande e anche la
gestualità della pennellata ha
bisogno di spazio, deve riuscire
ad aprire il movimento.
Lavorare su una tela grande è
qualcosa che mi prende di più,
mi dà più emozione. Un’opera
grande conclusa è una soddisfazione
unica. Finché si lavora
con superfici piccole, può
bastare un tocco di colore, un
effetto ben studiato e subito
quel quadro diventa unico, lavorando
in grande è più diffi-
cile. Personalmente cerco sempre
di trasferire potenza in un
quadro grande come se fosse
piccolo. La trovo davvero una
sfida molto interessante.
Mi sembra di vedere però
anche altri soggetti.
Sì, oltre ai fondali marini e alle
onde, ho ripreso paesaggi, motivi
floreali, ritratti, e poi c’è
una serie di dipinti che ho raccolto
col nome "Mondi Paralleli"
in cui si vede un paesaggio
di mare, sopra la superficie
dell’acqua e sotto. La tela è divisa
in due parti: sopra quello
che l’occhio umano vede, sotto
una porzione del mare con
i suoi fondali. É un modo per
simboleggiare l’essere umano.
Che fuori può essere visto
Colonna corallina, 2008. Tecnica mista su tela, cm 100x120
o può presentarsi in un certo
modo, e poi sotto c’è quello
che gli occhi fisici non vedono.
É un insieme di vita, emozioni
e sensazioni che all’esterno
non si vedono. A volte ci mostriamo
come in realtà non siamo,
ma dentro abbiamo molto
di più da dare.
Quando vai a fare le mostre,
come fai a scegliere i quadri
da esporre?
Cerco di seguire un solo filone,
ma spesso metto anche qualcosa
che possa essere più commerciale,
magari piccolo. Le
mie opere sono molto grandi
e quindi, mi rendo conto che
non tutti hanno gli spazi per
opere di questo tipo.
Il complimento più bello che
hai ricevuto?
Il Maestro Boselli ha detto che
le mie opere hanno una profondità
infinita, non solo perché
ritraggono fondali marini,
ma anche perché sembra di
entrarci dentro e di essere sommersi
da questo mondo semiimmaginario.
E poi, mi hanno
detto che i colori che metto
danno energia. Non solo quelli
caldi, ma anche i blu e gli
azzurri. Mi fa piacere pensare
che c’è qualcuno che si sveglia
la mattina, vede una mia opera
e gli viene voglia di iniziare la
giornata con energia. Per me è
molto importante.
Prima di salutarci mi stupisco
di fronte a delle onde alte e vigorose
che al buio sembrano illuminate
dalla luce della luna.
É un effetto dato dalla mano
di Barbara, ma sono certa che
anche il mare ci si riconoscerebbe.