Rosario Pinto
La pittura di Ciro D'Alessio ci conduce all'interno d'una pratica figurativa tutt' altro che lontana dall' osservazione della realtà contemporanea che ci circonda. Eppure gli strumenti che l' artista sembra adottare sono quelli che vengono da una tradizione robusta e corposa, quella, in particolare che ha dato corpo alle cose più intense e vibranti della stagione del cosiddetto postimpressionismo novecentesco. A noi sembra molto importante sottolineare che l' opera di questo artista mostra d' avere un approccio creativo in cui lo strumento pittorico d' una determinazione "stilistica" ampiamente delibata si accredita come particolarmente utile per fornire una misura critica e rivelativa del mondo contemporaneo. E' in tal modo che vediamo addensarsi nelle opere del Nostro le immagini di un mondo che cerca il senso del suo divenire, interrogandosi sulle ansie che crea una civiltà dei consumi che non sa trovare altra via per continuare ad espandersi senza alcun freno che non sia quello di produrre la distruzione e la guerra. Le pagine di pittura che "scrive" in proposito D'Alessio, in opere come Peacekeeping Break, ad esempio: o come in Bagdad sono particolarmente vibranti. Non proponiamo, evidentemente, alcuno specifico accostamento d'ordine esemplaristico, ma ci piace immaginare che una personalità come quella del Nostro avrebbe trovato certamente un estimatore convinto in un artista come Luigi Crisconio: ci sembra di ritrovare, infatti, nelle costruzioni asciutte ed essenziali di D'Alessio lo stesso abbrivio organizzativo dell' immagine che fu di Crisconio e così, anche sul piano cromatico, il tonalismo non ingenuo e per nulla approssimativo del Nostro, sembra richiamare le essenziali e disfratte atmosfere del "Pascone". Un opera come Bagdad, di D'Alessio, appare, infatti, particolarmente viva sul piano della resa degli aspetti psicologici, ma anche particolarmente efficace nella descrizione sintetica di un clima di morte, d' un atmosfera che denuncia l' inutilità incomprensibile d'ogni violenza e d'ogni sopraffazione di guerra. Anche quando i temi diventano quelli feriali della quotidianità cittadina, il mondo dei bambini o quello degli adolescenti e dei vecchi, la mano di D'Alessio sembra voglia disporsi innanzitutto a costruire una storia: pensiamo qui, ad esempio, allo scorcio particolarmente riuscito d' un lavoro come Ricordi quell'età spesa nel gioco?, in cui nei volti dei bambini effigiati, nell' aggetto delle scarpine dal ramo d' un albero, si scorge il percorso a ritroso che la memoria viene sollecitata a ripercorrere seguendo l' indirizzo e l' invito che l' artista delicatamente va formulando. Una pittura insomma complessa e fruttuosa, una pittura che si raccomanda per lo spessore dei contenuti e che non indulge al lenocinio formale compiacendosi delle raffinatezze costruttive e che sa trovare nella sintesi espressiva il privilegiamento delle ragioni pensate che la presiedono.
Rosario Pinto, Fra Tradizione ed Innovazione, Artisti italiani da non dimenticare, Napoli 2011, pp. 229-232.