Salvatore Parlagreco

Come docente di Storia dell’Arte ho sempre creduto fortemente che la dimensione estetica sia una dimensione imprescindibile per la formazione della persona e per questo mi piace sempre ricordare una famosissima frase di Dostojevski che è quella secondo la quale l’arte salverà il mondo.

La bellezza intesa, naturalmente, come dimensione di arricchimento della persona, come dimensione di pienezza, come spazio della creatività.

L’arte è proprio questo e una pittura come quella di Claudio Guadagna, che si situa tra l’astrazione e il figurativo, consente una chiave di accesso anche alle persone che non necessariamente si intendono di arte o hanno fatto studi di tipo storico-artistico.

Tutti sono in grado di goderne e apprezzarla uscendone arricchiti ma contemporaneamente è una pittura che ci garantisce quello spazio intenso e infinito satura di colore e di luce che, come diceva Kandiskij, il figurativo nega. Quando vediamo un’opera d’arte che necessariamente rappresenta qualche cosa, siamo costretti a leggerci quel dato significato, è l’artista a guidarci, un paesaggio, una natura morta. Invece davanti ad un’opera non figurativa ognuno di noi, apprezzando forme, linee, colori, può andare oltre l’unico significato e leggervi tanti significati diversi. Diventa possibile un’acquisizione di senso infinitamente ricca, uno scambio continuamente aperto tra l’artista e chi fruisce della sua opera. La pittura di Claudio Guadagna sembra riuscire a cogliere questi due aspetti: la figuratività, da una parte, perché ci rende possibile riconoscere quello che viene raffigurato, ma anche la non figuratività – e quindi l’astrazione – in cui ognuno di noi è libero di cogliere tra le righe, una molteplicità di significati.


Scopri di più