Recensione critica di Roberto Litta - Premio Brera 2026, Milano II

In “The Cry of the Earth v.2”, Dariusz Mierzwa realizza un potente atto d’accusa visivo. Attraverso una tecnica mista che fonde olio e inchiostro, l’artista sovrappone un volto frammentato a un paesaggio arido e crepato. Il focus drammatico è sulle labbra, livide e urlanti, che sembrano sgretolarsi insieme alla terra stessa. Non c’è separazione tra l’essere umano e l’ecosistema: il dolore del pianeta diventa carne, mentre un albero spoglio si staglia come un monito nel deserto dell’indifferenza. Un’opera materica e brutale che trasforma il grido della natura in una presenza fisica, tragica e ineludibile.

The Cry of the Earth v.2

Olio, inchiostro, vernice finale – tecnica mista

40x40 cm

In “The Cry of the Earth v.2”, Dariusz Mierzwa realizza un potente atto d’accusa visivo. Attraverso una tecnica

mista che fonde olio e inchiostro, l’artista sovrappone un volto frammentato a un paesaggio arido e crepato. Il focus

drammatico è sulle labbra, livide e urlanti, che sembrano sgretolarsi insieme alla terra stessa. Non c’è separazione tra

l’essere umano e l’ecosistema: il dolore del pianeta diventa carne, mentre un albero spoglio si staglia come un monito

nel deserto dell’indifferenza. Un’opera materica e brutale che trasforma il grido della natura in una presenza fisica,

tragica e ineludibile.

In “The Cry of the Earth v.2”, Dariusz Mierzwa creates a powerful visual indictment of our environmental crisis. Using

a mixed media technique that blends oil and ink, the artist superimposes a fragmented, decaying face onto an arid

and cracked landscape. The dramatic focus lies on the lips, bruised and screaming, which seem to crumble into

the parched soil itself. There is no separation here between the human being and the ecosystem: the planet’s pain

becomes literal flesh, while a solitary, bare tree stands as a grim warning in the desert of indifference. It is a raw,

material work that transforms nature’s silent plea into a physical and inescapable

Critico d’Arte

Roberto Litta

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