ARIADNE CACCAVALE - MARTA LOCK

IL CRITICO D'ARTE ARIADNE CACCAVALE DICE DI LEI:

"Franca Fabrizio gioca " con  diversi materiali che vengono utilizzati su supporto telato con una sincera e ingenua spontaneità. Olio e acrilico, gesso e oggetti quotidiani generano un impaginato che oscilla tra astrazione e figurazione, dall’indubbio valore simbolico e concettuale. Così come afferma la Caccavale, «i lavori vengono passati in rassegna come fossero un taccuino di riflessioni. Con una sinestesia raffinata e arguta, Franca Fabrizio traduce il linguaggio scritto in comunicazione pittorica. Materia, oggetti quotidiani e amabili resti sono i mezzi che convoca per dar forma ad una poetica giocosa. Si posa sugli eventi con quella leggerezza di chi ha compreso che non è necessario affannarsi: i misteri insoluti del mondo, il destino ultimo dell’uomo, l’origine del Cosmo sono temi profondi, rispetto ai quali la Nostra preferisce cogliere la bellezza nei gesti quotidiani». 


SINESTESIA RAFFINATA E ARGUTA

E ancora: «Matite, monete, perline e materiale vario, elementi tenuti insieme da un filamento di colore, sono utili a dar voce al quotidiano, a conferirgli una rinnovata dignità. Qui l’arte dispiega la sua forza trasformativa, da esperienza intima diviene comunitaria, come ad esorcizzare i mali del mondo». Le dodici tele, aggettanti e polimateriche, raccontano sogni e invenzioni di una produzione definita dall’autrice «socio relazionale», che libera la mera rappresentazione della realtà in chiave etica: “Montagne palpitanti”, “Il lago incantato”, “Villaggio allegro”, “Sguardi da più mondi” sino a composizioni recenti dove a prevalere è il lirismo delle emozioni. Il filo di colore sembra voler creare una fitta scrittura magica e misteriosa, allusiva e indecifrabile al contempo.

INTUITIVA TENSIONE VERSO L’INFINITO

Tutta la produzione diviene così una difficile, intuitiva tensione umana verso l’infinito; un percorso che si perde tra pianeti lontani, sconosciuti, universi mentali raggiungibili solo con l’incanto. L’arte in gioco riporta alla mente quel detto secondo cui, a volte, è «la vita stessa in gioco» e qui proprio di vita, di maturata consapevolezza si parla. Tra tradizione e sperimentazione, materiali anti-retorici e di recupero, si consegna ad ogni spettatore l’immobilità ancestrale del mito assieme alla dinamicità di luoghi mai visti in cui la parola d’ordine è partecipazione.

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IL CRITICO D'ARTE INTERNAZIONALE MARTA LOCK DICE DI LEI:

Il critico internazionale Marta Lock definisce Franca Fabrizio, per la sua poetica espressiva e le contaminazioni con altri stili che appartengono alle linee creative "un’artista vivace e incapace di restare all’interno di linee guida ben definite che andrebbero a limitare la sua vitalità creativa, scegliendo dunque di sconfinare per creare un suo personale linguaggio." Le sue opere", alcune più marcatamente cubiste, altre con influenze surrealiste ed espressioniste, "mostrano" l’attitudine dell’artista di vivere a metà tra il sogno e una fantasia che la induce a sollevarsi dal tangibile per andare a esplorare possibilità diverse e più legate alla memoria, alla spiritualità, a un mondo fanciullesco che deve sempre essere mantenuto vivo.

Marta Lock dice di lei:

“L’artista valdostana Franca Fabrizio, nella sua nuova produzione pittorica, sceglie di misurarsi con il Cubismo e il Surrealismo dando vita a un’affascinante mescolanza dove l’uno sembra un continuum dell’altro perché nelle tele l’elemento surrealista entra in maniera quasi prorompente a spezzare l’equilibrio generato dalla dominante geometricità delle ambientazioni a cui la sua fantasia dà vita. La gamma cromatica è insolita, sfugge alle tonalità terrose e in scala del Cubismo più tradizionale, avvicinandosi forse al Cubismo Orfico di Robert e Sonia Delaunay, anche se Franca Fabrizio introduce colori che si coniugano in maniera più incisiva al suo mondo di fantasia, una dimensione quasi fanciullesca dove ogni singolo dettaglio assume un senso indispensabile per la totalità dell’opera; sulla struttura compositiva principale dove le figure geometriche costituiscono la base della tela, vengono però inseriti elementi tipici del Surrealismo come occhi che scrutano verso l’osservatore, animali stilizzati e trasformati in giocattoli e dove misteriose lettere e simboli fluttuano quasi a distrarre l’attenzione dalle immagini principali.”

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