Nicolina Bianchi

LA DIALETTICA PITTORICA DI FULVIO MASCIANGIOLI TRA COLORI PURI E VISIONI INTERIORI

Pensiero materia colore passione si incontrano, si intrecciano, si separano, come in un continuo divenire nelle opere di Fulvio Masciangioli in un’alternanza di analisi, di ricerca di nuovi saperi, di inesplorati rapporti con la materia, di personali strategie compositive di modulari invenzioni cromatiche che delineano molto spesso la emanazione e la trasposizione sulla tela di una grande visione interiore. 

Una trama espressiva colta ed infinita,evoluta e risolta, a volte, in una tessitura di piccole geometrie che come in un elevato dinamismo visuale appaiono gradatamente e scompaiono creando nel loro liberarsi o intensificarsi una dimensione ottica di volumi, di segni, dove un occhio immaginario che tutto vede e tutto penetra si manifesta, si modula nello spazio quasi cosmico di un dipinto. 

Sempre più rara e preziosa la dimensione d’arte di Masciangioli dai primi lavori di un giovanissimo disegnatore, ai dipinti di chiara ispirazione cèzaniana dove un semplice coltello appoggiato trasversalmente sul tavolo segna il passo a più moderne impaginazioni di nature morte. 

Ed il confine di tratto di demarcazione evolutiva tra quelle prime essenziali esperienze e i successivi lavori è sottilissimo, tutto in Masciangioli diventa testimonianza d’eccezione di un pittore che incessantemente stupisce per le sue “migrazioni” artistiche di tecniche e tematiche, che intriga per gli appassionati ritorni di fiamma delle sue iterazioni modulari, di quelle libere interpretazioni di una realtà che l’artista vive ed interpreta con un inconfondibile lirismo. 

E’ un’oggettività pittorica dove la materia sembra vibrare e variare di tono secondo la guida ideale di un pensiero interiore, secondo l’ultima visione di quell’occhio ideale ma apparente che osserva e scopre tutto quello che ama. 

Un occhio appena celato dietro illimitate mascherine quadrate che sopra un mondo di tela diventano luminose menzioni geometriche di volumi e colori. 

Diventano visioni interiori, come l’insight dei dipinti più veri, dei tratti più intensi, l’eco dell’anima che sa intessere cromie, e che, soprattutto, sa riscoprire colori originandone forme e trasparenze, verticalizzandosi verso una spiritualità superiore o seguendo linee interminabili d’orizzonte. 

I suoi gialli, i blu, i rossi, reticoli tonali di colori primari, le colature liberate dalla sua tavolozza si immergono con la magica possibilità della natura stessa, negli azzurri di un’interminabile distesa del mare o assumono il valore poetico di un romantico notturno o di una grande scacchiera di pigmenti cremisi. 

E’ qui che Masciangioli sa rendere luce solare ad un corposo oro brunito, e graffia il colore come uno scultore che scalfisce la materia in punta di bulino, scoprendo e costruendo volti e figure, oggetti e luoghi di grande passionalità immaginativa: questo il grande potenziale creativo di un maestro come Fulvio Masciangioli che si lascia prendere la mano da situazioni creative che diventano struttura musicale o più naturalmente contenuto pittorico. 

Un contenuto che contempla vie di salvezza per eliminare dalla vita la tragicità del quotidiano dove la figurazione, come nel suo Ciclo Wagneriano della Tetralogia si amalgama alla forza cromatica dell’astratto, dove un graffito sapiente plasma il volto nei dolci volumi di un ideale Paolina e convive a meraviglia con la calda luce di arcaici umori del rosso di cadmio o nelle plastiche trasparenze di una lacca di garanzia che si arricchiscono negli essenziali significati di un mosaico. 

Pigmenti, percezioni, intuizioni, magistrali esperienze pittoriche rappresentano costantemente il suo dialogo artistico, un dialogo di segno e colore, di incanto e passione che spesso viene immaginato come una “cronaca epica”, a volte drammatica e sensuale, di amanti e condottieri, Tristano, Isotta, Sigfrido, Brunilde impaginata nel suo scudo infranto, Senta e Daland, visione altamente emotiva dell’olandese volante diventano la ragione sentimentale di chi comunque e sempre l’amore salva. 

Sogno e reale investono l’imponente area di ispirazione dell’artista, dall’Italia Sommersa alla dolce familiarità di volti, di affetti resi grazie a sguardi, intensi, quasi infiniti. 

Allora i ricordi, il passato, gli entusiasmi di un eterno presente, il mistero dell’attesa, assumono nelle sue opere il vero significato di una pittura che mantiene sempre un rapporto privilegiato tra segno, colore e spazio, quello spazio che mai assolutamente acromatico, si definisce in una sintesi di libere soluzioni enfatizzate da un artista, ma soprattutto da un uomo innamorato della vita, della natura e di ogni nuova scoperta e che afferma con la sua arte un essenziale convincimento di Mondrian “ c’è una causa per ogni cosa, ma noi non la conosciamo sempre. Sapere, conoscere, è la felicità” 

Dott.ssa Nicolina Bianchi 


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