Prof. Giovanni Caraffa

Sin da giovanissima età Gianfranco si è avvicinato al mondo pittorico; dapprima timidamente; era il demone nascosto, lo spiritello della curiosità e della sensibilità innata a fargli far visita, con grande attesa, a quella mostra che annualmente teneva un a me sconosciuto quanto poi partecipato… pittore locale di quelle contrade natie del Nostro (originario della ridente e piccolissima Nureci).

Le sue, di Gianfranco, erano attentissime osservazioni di quel restituito altrui, e col tempo anche un insistente richiesto, di chiarimenti, di partecipazioni.

Così, succede, un bel dì della giovinezza, che deciso a cimentarsi con colori e pennelli eccolo nel suo primo espresso, e poi… ancora un altro, e un altro ancora, come le ciliegie, dove “l’una tira l’altra…”, vero, Gianfra’!?

..

La consultazione di quel vecchio paesano pare si protragga e approfondisca pure: aspetti tecnici,

poetica e tanto, tanto altro ancora. Ma arriva comunque il momento in cui il Gianfranco, di necessità, deve intraprendere il proprio

percorso, vuoi anche per un distacco reale, fisico dal suo natio… e così il percorso è in solitario,

seppur sempre attento a ogni sollecitazione altrui, documentaria e non. Il lavoro, il suo lavoro, è assiduo; passano gli anni, e un fugace sguardo retrattivo è pronto ad aprirsi sempre al dubbio, al cercare, allo sperimentare, a rivedere quanto fatto e quanto in auge…insomma, è, il suo, uno spirito sempre attento, problematico, incessantemente non concessivo verso se stesso… ma non è sfiducia; è la necessità del fare e fare, del migliorarsi come lavoratore e come

uomo, sì, perché la riflessione pittorica lima le certezze, ne crea altre e ne distrugge per poi ricrearne ulteriori e… è il prosieguo del fluire della vita, ma è una vita gioiosa, di quell’amore che spinge a chiarire il sé e il fuori di sé, l’oggetto e il suo esistenziarsi nella coscienza e nella sensibilità di quella sensibilità personale.

Mi riferisce, Gianfranco, che molte partecipazioni a manifestazioni artistiche, anche estemporanee, hanno caratterizzato la sua attività pittorica, ma anche tanto lavoro da studio è a segnarla. Mi devo dimenare nel cercare questo mondo infinito che ora deve fare i conti con l’esiguità del residuato presente nel suo studio-dimora.

Il mio imperterrito chiedere, domandare, osservare, prelevare tele, ora a vista ora girate e addossate alla parete e in ogni dove, mi fa subito scorgere inquadrature ricercatamente di un equilibrio asimmetrico, di vecchia memoria storico-fotografica quando quei vibrati francesi avevano osato tagliare il soggetto oltre ogni consuetudinario punto di osservazione… Il ductus ora si fa tenue e ora pastoso, ora vellutato, quasi trasparente, acquerellato e luminoso, e ora scalfito dal consistente incedere della pennellata che affonda nel fresco oleoso impasto. I contrasti cromatici sono per lo più affidati all’associato micro-tocco che poi necessariamente deve risolversi in continuità di superfici comunque in qualche modo screziate, ora con un sostenuto

di nuvole, o sfumato aereo, ora con una consistenza marina quando inverati in un paesaggio.  

Scopri di più