Prof.ssa Carmen Lorenzetti
ECHI UNIVERSALI
Gina Fortunato (1964) ha una solida formazione pittorica acquisita in primis attraverso la frequentazione dell'Accademia di Bellle Arti di Bari, poi attraverso la pratica di scenografia teatrale, infine come pittrice che ha esposto in Italia e all'estero, ottenendo vari premi e riconoscimenti.
La sua arte si presenta in continua evoluzione, con motivi che trovano momentanea maturazione, ma che poi per la indefessa ricerca dell'artista, vengono superati attraverso nuove intuizioni e trattazioni linguistiche.
Negli anni attorno al 2015 Fortunato evoca dimensioni cosmiche e stellari, galassie ed universi lontani attraverso pennellate fluide e ricche di colori brillanti e vivaci che simulano gorghi o sciabolate di luce. Le pennellate che costruiscono le forme evocano moti celesti e luminosi, che sono in realtà raccordi con sensazioni ed analisi visive depurate di materia e di realismo, per arrivare ad un particolare tipo di astrazione, legata com'è ad una sorta di cordone ombelicale al motivo scatenante del reale, ma in unn reale che corrisponde ad un'immagine mentale, a ciò che conosciamo ed anticipiamo attraverso la nostra esperienza. E' un che ha una radice profondamente e romanticamente simbolista che orbita a cavallo del Novecento, in quanto il simbolismo dipinge l'invisibile, la cifra nascosta della natura e dell'animo umano, attraverso forme ed immagini che queste alla lontana, in maniera misteriosa e magica, evocano.
Sintomatico in questo senso è il quadro notturno denominalo L'incontro (2016) dove due forme chiare , luminose e avviluppate su se stesse si incontrano scatenando una magia di stelle. Lo stesso può dirsi di Esplosione Cosmica (2015) o Fasci di luce (2016) dove l'andamento deciso e appassionato della pennellata parte da una sensazione visiva e mentale allo stesso tempo per riportare la stessa in maniera mimetica e astratta sulla tela. Quindi la forma particolare dell'astrazione di Fortunato ha una radice interiore, profonda, con risonanze che al microcosmo dell'uomo trovano corrispondenze nel macrocosmo dell'universo. Un paio d'anni più tardi l'artista raddensa la materia e posa lo sguardo sulla realtà con La mia strada (2017) e Linea d'ombra I e II (2018), sempre trasfigurandola, ma lasciando intravvedere molto felicemente il motivo di un paesaggio possibile. C'è da chiedersi se magari in futuro l'artista non possa proseguire con questo interessante percorso che coniuga astrazione e realtà vista con la siderale lontananza o vicinanza di una potenziata lente bifocale. Finalmente veniamo agli anni più recenti dove si ripropone un plurimo ragionamento linguistico. da una parte abbiamo Luce (2020) e Tra le pieghe della vita (2020) che hanno la stessa matrice: sciabolate di colore luminoso in percorsi retti e acutangoli come la luce appunto oppure morbidi e avviluppati come delle vere e proprie pieghe di un tessuto impalpabile e trasparente. E' evidente qui la consumata perizia tecnica di Fortunato, capace di ricreare attraverso forme e colori, sensazioni e percezioni riconoscibili dallo spettatore. A volte il percorso si fa più realistico e chiaro, persino carnale come in Oro nelle ferite (2019) oppure semplicemente poetico, quasi leopardiano, ne recentissimo Al di là del muro (2020). Queste due opere risentono di quel percorso che accelera l'accostamento con il reale, raddensano la materia, e si fanno metafora di una situazione esperienziale.
L'arte di Fortunato risente quindi di un atteggiamento che alla lontana trova una radice ancora all'inizio del novecento e in particolare in quel percorso di inizio dell'astrazione contraddistinto da Kandinskij e il suo fondamentale scritto Lo spirituale nell'arte (1911), dove ai colori e alle liee corrisponde una grammatica determinata di sensazioni e di emozioni. Due precedenti importanti quindi per Fortunato, che beve alla fonte dell'astrazione della pittura interpretandola poi a suo modo e scavalcando così in maniera convincente i decenni. .