Victoria Dragone
Maria F Manti
Commento omaggio di
Victoria Dragone
Ascoltando la musica degli astri
Una giovanissima artista con una sensibilità acuta, introversa, riservata ma imperiosa. Nel suo estro artistico c’è un forte desiderio di trovare risposte alle domande esistenziali nascoste nel mistero celeste, di interpretarle con coraggio investigativo.
Mi sembra di vederla con gli occhi fissi nell’immensità del cielo, mentre scruta nel silenzio spaziale i movimenti arcani, ascolta affascinata la musica delle galassie e respira l’aria delle lontananze.
Maria riporta dal suo viaggio onirico testimonianze concrete, le sue sensazioni trasposte sulla tela con i colori rubati al cielo, filtrate dalla sua anima e create dalla sua immaginazione, sono fini osservazioni di una costante partecipazione alla danza variopinta delle nuvole, al tremolio delle stelle luminose come Andromeda, ai conturbanti movimenti astrali o agli sconvolgimenti temporali, che catturano pensieri e sentimenti.
Ogni dipinto è una pagina emozionante.
La serenità offuscata da una sbocciata passionalità, che disperde sul candido azzurro sprazzi tumultuosi di nuvole rosse, Iter per mentis.
Volute improvvise che si sciolgono spontaneamente nelle intense gradazioni dell’ arcobaleno, in cui l’armonia cosmica si incontra nelle pennellate del verde, dell’arancione, del viola, del blu e del turchese, ricordando il mare al tramonto o le diamantine sfaccettature della felicità. Si continua con un’evocazione vorticosa delle trasformazioni subite dalla superficie azzurra colpita da sconvolgenti intemperie: tumefatte macchie, simbolici urti di forze contrarie disseminate da cime bianche, grumi di benefica positività, che uniscono le parti belligeranti in trasparenze luminose intrecciate come un tessuto.
Maria accorda le modulazioni della voce del cielo agli equilibri compositivi della sua psiche, tra l’effervescenza della comunicazione e la riservatezza della meditazione, tra l’intemperanza dell’azione, e la statica del pazientare, tra l’affidamento e la diffidenza, l’esaltazione e l’abbattimento, così proprie dell’essere umano, così chiaramente riflesse anche nel mondo cosmico. Crea una Tempestosa quiete, un sismografo dell’anima, il complesso ciclo Attimi di cielo, in cui le polifonie astrali si fanno tavolozza di colori e realizzano mappe virtuali di microcosmo e macrocosmo, che concertano in armonie di messaggi.
Altre volte, in una composizione angosciosa l’artista avverte l’effetto di pericolose dissonanze: una massa informe e ossidata, in cui dominano colori cupi, grigi di piombo, diffonde la sua mostruosa carica di detriti, minacciando l’equilibrio del pianeta. E ancora su un’ immagine di vetrata, in cui sono abbinate euritmie di colori ottimistici ( turchese, giallo, rosso, blu), si scioglie una grossa striscia fangosa che si spinge fino al limite della composizione in lunghi fili di pioggia sporca, riflesso di un sogno invaso dall’incubo.
Nel ciclo Immensi la quiete alloggia insieme alla percezione dell’infinito, in una illimitata consapevolezza della libertà e della positività; il cielo sereno riceve messaggi: intrecci convulsi, cifre, volute, arabeschi, minuscoli segnali, piccole cromie, come un libro aperto alla pagina dei racconti a lieto fine. Trasformata l’esperienza onirica in “ composizioni astronomiche”, gli elementi diventano più analitici, più intensi, senza contrasti cromatici, predominano il blu con le sue sfumature e le scritture azzurre, o blu inchiostro, senza limiti strutturali o linguistici.
Maria F. Manti è una sognatrice ma non una nostalgica, affronta il mistero cosmico come un percorso di iniziazione spirituale, di penetrazione nella simbolica congiunzione tra il cielo e la terra, tra i vortici sconosciuti del mondo astrale riflessi nel profondo della psiche umana. La sua arte è una perpetua ricerca, cronaca di una meditativa introspezione nelle vibrazioni dell’anima che percepisce l’indistruttibile legame coll’universo.