L’evoluzione non la dobbiamo più concepire...............
Se si considera l’evoluzione come un sistema dinamico fondato sull’interazione tra creatività e innovazione, risulta ormai insufficiente interpretarla secondo la logica di una mera competizione per la sopravvivenza. La pittura, in tale prospettiva, non coincide con un esercizio ripetitivo né con una semplice adesione a formule ereditate, ma si configura come un processo critico in cui il confronto con i maestri del passato costituisce una condizione necessaria di consapevolezza e di rigore.
L’idea, sempre più diffusa, secondo cui nell’esperienza contemporanea sarebbe venuto meno l’impegno nella ricerca pittorica, rivela una lettura superficiale e parziale del presente. Essa contribuisce a generare un clima di indifferenza che indebolisce il senso stesso della disciplina artistica. Quando la professionalità viene relativizzata o tollerata al di sotto di standard minimi di responsabilità intellettuale e tecnica, si apre inevitabilmente lo spazio per una progressiva confusione tra vocazione, competenza e mera auto attribuzione del titolo di artista.
In questo quadro, l’involuzione del linguaggio pittorico non appare come un accidente marginale, ma come il sintomo di una più ampia stasi mentale che il contesto contemporaneo tende a normalizzare. Resistere a tale inerzia significa allora riaffermare la necessità di una ricerca autentica, capace di sottrarsi alla passività diffusa e di restituire alla pittura la sua funzione critica, conoscitiva e formativa.