Manifesto dell'Arte Pittorica Quantistica

Manifesto dell'Arte Pittorica Quantistica

Per un nuovo futurismo del XXI secolo

Noi invochiamo un nuovo futurismo.

Non più il futurismo del solo slancio meccanico, della velocità celebrata come mito del corpo e della macchina, ma un futurismo più profondo, più vasto, più inesorabile: il futurismo del microcosmo , quello che la fisica quantistica ha aperto alla coscienza contemporanea.

Se il XX secolo ha esaltato il dinamismo del mondo visibile, il XXI secolo deve riconoscere il dinamismo invisibile delle possibilità.

Non più soltanto ciò che appare, ma ciò che preme per apparire.

Non più soltanto la forma, ma la sua nascita.

Non più soltanto l'oggetto, ma il pensiero che lo accende.

Da questa soglia prende forma l' Arte Pittorica Quantistica .

Essa non è una variazione del già visto.

Non è una decorazione del presente.

Non è una concessione al gusto, né un compromesso con la consuetudine.

Essa è una figura.

È il passaggio dal visibile al pensabile.

È la pittura che oltrepassa la superficie e si fa atto mentale.

È l'immagine che non si limita a mostrarsi, ma pensa se stessa mentre nasce.

L'opera non è più soltanto materia, colore, composizione.

L'opera è una soglia.

È un evento concettuale.

È un punto d'incontro tra ciò che si vede e ciò che si comprende.

È la forma temporanea di una tensione più grande.

La mia pittura nasce da questa esigenza.

Già negli anni Settanta compresi che la pittura contemporanea rischiava di perdere la sua necessità, chiudendosi nella ripetizione sterile delle proprie formule. Troppo spesso l'arte si presentava come esercizio, come mestiere, come superficie addestrata a rassicurare. Ma l'arte, quando è viva, non rassicura: interroga, disordina, apre.

Un episodio fu decisivo. Dopo aver partecipato ad una numerosa collettiva, mi fu richiesto di realizzare una pittura cosiddetta commerciale. Mi apparve un gesto puerile, inconsistente, quasi offensivo verso la serietà del fare artistico. In quel momento compresi con chiarezza che il problema non era aderire al sistema dell'arte, ma smascherarne la stanchezza.

Da allora la mia posizione è divenuta netta:

sarà l'artista a irradiare artisticità sul proprio lavoro, e non il contrario.

Non è l'opera, da sola, a garantire l'arte.

È il concetto che la attraversa.

È la visione che la rende necessaria.

È l'atto mentale che ne muta lo statuto.

È la coscienza che la riconosce come evento.

L'artista non è più semplice esecutore: è origine, coscienza, forza fondativa.

L'artista non accompagna il concetto: lo genera.

Non lo illustra: lo incarna.

Non lo decora: lo rende inevitabile.

Per questo l' Arte Pittorica Quantistica è già, in se stessa, un'arte concettuale.

Perché non si limita a produrre immagini, ma riflette sul loro nascere.

Perché non si limita a presentare un'opera, ma interroga il processo che la rende possibile.

Perché non si limita a occupare uno spazio, ma modifica il modo in cui quello spazio viene pensato.

La meccanica quantistica ci offre il linguaggio più vicino a questa trasformazione.

Nel mondo del microcosmo, la realtà non si lascia inchiodare a una sola evidenza.

Esiste come campo di possibilità, come oscillazione, come relazione, come apertura.

Così anche l'arte: non più blocco concluso, ma sistema vivo.

Non più immagine definitiva, ma stato di tensione.

Non più oggetto chiuso, ma potenza di senso.

Il concetto precede la forma.

Il pensiero plasma la visione.

La visione non è un riflesso passivo del reale, ma un atto che lo attraversa e lo rifonda.

Contro di noi si alza un mondo che ha ridotto l'arte un gesto replicabile, una formula riconoscibile, un prodotto rassicurante per occhi già educati alla ripetizione.

Contro di noi si impone la logica del gusto come consenso, come addomesticamento, come misura di ciò che non deve disturbare troppo.

Ma noi ci opponiamo a questa inerzia una contestazione radicale.

Noi rifiutiamo la sterilità della forma che si ripete senza più interrogarsi.

Rifiutiamo l'opera come oggetto chiuso in se stessa.

Rifiutiamo il trionfo del già noto.

Rifiutiamo l'arte che ha smesso di rischiare.

L' Arte Pittorica Quantistica è una chiamata alla responsabilità del pensiero.

È una rivendicazione della dignità intellettuale dell'artista.

È la prova che l'arte può ancora essere fondazione, non solo produzione.

È il segno che il fare artistico può diventare una forma alta di conoscenza.

Noi sappiamo che una simile rivoluzione non si impone con la fretta.

Il tempo della comprensione è sempre più lento del tempo dell'enunciazione.

Forse occorreranno decenni perché questa visione venga realmente accolta, nominata, assimilata.

Ma ogni vera trasformazione accade così: prima come intuizione, poi come forma, infine come storia.

Eppure il suo destino è già iscritto nel suo gesto originario.

Anche se l'opera fosse azzerata, non potremmo fare a meno del meccanismo che la celebra.

Perché l'arte, quando è autentica, non si lascia estinguere: torna, si rialza, ricostruisce le sue cattedrali invisibili, rinnova il rito, riapre la soglia.

Io ho posto al centro non l'oggetto, ma il concetto.

Non la merce, ma la visione.

Non l'effetto, ma la necessità.

E al centro di tutto ho posto l'artista: non come figura decorativa del sistema, ma come portatore di un nuovo ordine percettivo e mentale.

L' Arte Pittorica Quantistica è questo:

una nuova alleanza tra pensiero e immagine, tra coscienza e materia, tra possibilità e forma.

È il tentativo di fondare una pittura che non si limita a mostrarsi, ma pensa.

Che non si limiti a esistere, ma apra.

Che non si limita a sedurre, ma trasformarsi.

Questa è la nostra direzione.

Questo è il nostro orizzonte.

Questo è il nuovo futurismo.

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