MARTA LOCK
Nostalgia e introspezione nelle opere Realiste di Simonetta Secci
La riflessione su se stessi, sulle proprie emozioni e sensazioni senza l’urgenza e l’impellenza del passato bensì con la libertà di un approccio più interiore e meno formale rispetto alla precedente tradizione artistica, è un percorso che intraprendono molti creativi contemporanei, ciascuno scegliendo il proprio personale linguaggio, più o meno implicito o criptico sulla base della propria personalità espressiva. La protagonista di oggi affronta il cammino introspettivo attraverso uno stile chiaro, manifesto, facilmente riconoscibile dall’osservatore che ritrova nei tratti conosciuti una parte delle sue stesse emozioni.
A partire da fine Ottocento gli artisti cominciarono ad avvertire l’esigenza di distaccarsi dal formalismo spesso impersonale che contraddistingueva gli stili precedenti, cercando un modo per liberare quelle emozioni che dovevano fuoriuscire spesso in maniera persino irruenta, impetuosa; la sperimentazione dei Fauves prima e dell’Espressionismo poi condussero la manifestazione pittorica verso un livello differente, più attento alle pulsioni interiori che non potevano più essere trascurare o messe a tacere a vantaggio di un equilibrio puramente estetico, di un’armonia delle forme che però rischiava di apparire fredda e distaccata. Il percorso successivo a quella prima fase liberatoria espressa magistralmente dalle atmosfere cupe e distorte di Edvard Munch o da quelle irrequiete di Vincent Van Gogh, fu un’esplorazione più ampia, su piani descrittivi differenti che andavano dal mondo onirico e inquietante del Surrealismo all’approccio meditativo e silenzioso del Color Field di Mark Rothko, esponente dell’Espressionismo Astratto, fino a giungere lentamente nel corso del Ventesimo secolo alla consapevolezza che l’arte non può distaccarsi dall’emotività o dalla riflessione mentale perché è proprio quella connessione con l’interiorità a costituirne l’essenza stessa senza la quale l’osservatore si sentirebbe lontano da un’opera. Anche il Realismo, che tanto fu osteggiato dalle avanguardie del periodo a cavallo tra fine Ottocento e inizi Novecento, subì una sostanziale trasformazione e da stile che metteva l’estetica e la perfezione della forma al centro della sua linea base divenne un ulteriore mezzo per narrare i moti interiori in maniera diretta, limpida, senza filtri di distorsioni cromatiche e figurative, senza la necessità di evidenziare un enigma, un mistero o un incubo, per descrivere ciò che all’interno dell’animo umano, attraverso lo sguardo dell’artista, si liberava dai soggetti rappresentati. Dunque non più l’impellenza di lasciar fuoriuscire impetuosamente tutto ciò che era stato in precedenza trattenuto, non più la necessità di gridare forte per imporre un pensiero, un vigoroso tendere verso una realtà a lungo lasciata in disparte, bensì la serenità di essere coscienti della libertà acquisita di poter introdurre nel rinnovamento dello stile tutti quei moti interni che avvolgono l’esistenza e che viaggiano al fianco della quotidianità. È esattamente su questa modalità espressiva che si colloca lo stile pittorico di Simonetta Secci, artista di origini sarde trasferitasi in provincia di Torino da lungo tempo, e che fin da bambina sente quell’estro artistico che coltiva come hobby fino al momento in cui l’esigenza di dedicarsi a tempo pieno a qualcosa che la fa sentire davvero appagata non può più rimanere inascoltata. Il suo stile è Realista ma intriso di quell’atmosfera interiore, introspettiva che emerge dalle sue tele sotto forma di nostalgia, di innocenza, di delicatezza, di tutto quel ventaglio di sensazioni che avvolgono l’essere umano, che lo inducono a guardarsi dentro oppure semplicemente a vivere e assaporare gli eventi, così come sanno fare i bambini, soggetti spesso protagonisti delle sue opere. La Secci affronta temi complessi e sfaccettati dando un punto di vista poliedrico che può essere liberamente interpretato dall’osservatore sulla base delle sue personali sensazioni, del suo sentire basato sul percorso della sua esistenza, sulle esperienze vissute; le emozioni non traspaiono solo dai volti dei personaggi bensì anche dalle loro pose, dall’intensità dei gesti e persino dell’ambiente circostante che sembra compartecipare, porsi in accordo melodico generando un’atmosfera da cui il soggetto stesso non può prescindere in virtù di quell’istante magico colto dall’artista e che lega indissolubilmente gli oggetti e i contesti di sfondo ai protagonisti in primo piano. Nella tela Il sogno la bambina, nella sua innocenza e spontaneità, immagina se stessa da adulta, avvolta dalla medesima leggerezza e spensieratezza che contraddistingue la lei bambina, inconscia che molto spesso invece la realtà è differente, che il percorso di crescita induce a perdere un po’ della purezza fanciullesca per autodifendersi da un mondo meno empatico, meno aperto e sereno di quello infantile; la Secci riesce a infondere quel senso di candore nella bimba malgrado il suo volto non sia visibile se non di profilo eppure la connessione tra il contesto circostante e la sua posizione di gioco, di concentrazione sul benessere che le infonde la natura, riesce a lasciar trapelare le emozioni più profonde, quella filo diretto con il mondo dei sogni che appartiene a un’età in cui tutto è ancora bello, divertente, tutto è ancora da scoprire. Lo stesso tema si ripete nel dipinto Spensieratezza in cui l’artista narra di un momento di gioco, un istante in cui l’adulta, forse la mamma delle bambine che le corrono intorno, si lascia contagiare e coinvolgere dalla loro allegria, dal loro travolgente entusiasmo nel compiere delle azioni talmente semplici da risultare disarmanti; così la donna dimentica per un momento la contingenza e ritrova il contatto con la purezza della sua infanzia, lasciandosi andare, permettendo alla leggerezza, espressa dai palloncini che tiene in mano, di prendere il sopravvento. In queste opere si nasconde un messaggio della Secci, un’esortazione a non dimenticare mai il lato fanciullesco, a mantenere quella connessione con il bambino che è dentro ciascun essere umano perché è esattamente grazie a lui che è possibile ritrovare la serenità perduta all’interno della quotidianità, rendendo straordinari alcuni istanti che altrimenti rimarrebbero dettagli ordinari di una vita che scorre fin troppo rapidamente. In L’11 marzo 2020 Simonetta Secci affronta invece un tema attuale, un periodo buio della storia contemporanea, quello dopo il quale ogni cosa è cambiata, quello in cui la socialità, i contatti umani, la possibilità di uscire e incontrarsi, necessità innata nell’essere umano, è stata cancellata dall’obbligo al confinamento, alla necessità di dover restare in casa per salvaguardare la propria salute e quella dei propri cari. La donna protagonista guarda verso la finestra con timore ma al tempo stesso con il desiderio di uscire presto da quella gabbia dorata, di tornare a quella normalità strappata via da un nemico invisibile eppure tangibile; in quest’opera l’esterno costituisce non tanto la nostalgia quanto la speranza, l’opportunità che troppo spesso non è stata apprezzata perché vissuta come certezza acquisita, abitudine a una quotidianità che, a seguito dell’evento pandemico, ha accresciuto la sua importanza all’interno dell’esistenza inducendo la protagonista a desiderare ciò che in precedenza era semplicemente parte del vivere. E ancora, nella tela Ricordi in bianco e nero, lo stesso approccio malinconico viene affidato a un’anziana, appartenente a quella categoria che invece spesso si ritrova a dover trascorrere la maggior parte del tempo in casa, questo a prescindere da tutto ciò che è accaduto negli ultimi due anni della storia contemporanea, che non riesce a fare a meno di ricordare i momenti belli che hanno costellato la sua esistenza, quei frammenti di memoria, rappresentati dalla Secci con un’immagine in bianco e nero, che allietano il suo cammino verso la fine della vita. Ed è proprio in virtù di quei ricordi che riesce a sentirsi serena malgrado la solitudine e l’isolamento che contraddistingue il suo presente. Simonetta Secci ha al suo attivo molte mostre personali e collettive su tutto il territorio nazionale, ha sempre riscosso un grande successo di pubblico e ricevuto diversi premi da parte degli addetti ai lavori.