C4 C5 C6: questa è la mia condanna
Descrizione
Questo quadro nasce da una diagnosi che non promette guarigione.
C4, C5, C6 non sono semplici vertebre: diventano nomi propri del dolore, coordinate precise di tre mali incurabili e incancellabili.
La schiena, normalmente invisibile allo sguardo, non si vedono ma si sentono, qui è esposta come superficie di condanna. Non c’è narrazione consolatoria, non c’è redenzione: solo il peso costante di ciò che resta, di ciò che non si può correggere né rimuovere.
L’opera mette lo spettatore in una posizione scomoda: osservare significa assumersi la responsabilità di guardare il dolore altrui senza filtri. Il corpo non è idealizzato, ma trattato come archivio, come prova.
Questo lavoro non chiede empatia facile.
Chiede presenza.
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