God save the grill
Descrizione
In quest’opera metto in scena il declino come rituale quotidiano. La figura femminile, salda e concentrata, compie un gesto semplice – cuocere carne su una griglia – sotto una Union Jack che incombe come memoria di un’identità collettiva ormai incrinata.
Mi interessa il cortocircuito tra sacralità e banalità: le croci al collo, il fuoco, la carne, la birra. Elementi ordinari che assumono un valore simbolico. Il barbecue diventa una liturgia laica, un atto di appartenenza che sopravvive anche quando il grande racconto nazionale si è svuotato.
La composizione è frontale, quasi monumentale. Non c’è ironia esplicita, ma una tensione sottile tra orgoglio e fragilità. Il fumo introduce movimento e dissolve i contorni, come a suggerire un’identità che non è più solida come un tempo.
Con questo lavoro continuo la mia riflessione su un’Inghilterra post-imperiale che non rappresento attraverso eventi storici, ma attraverso gesti minimi, ripetuti, ostinati. Il regno, in questa tela, non è potere: è rito. È ciò che resta quando tutto il resto si è trasformato.
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