INCISO NELLO STOMACO – Ricordi in Musica Parte 1
Descrizione
Questo ricordo in musica risale al 1987 inerente all’uscita dell’album omonimo Luca Carboni . Tutto l’album è legato a forti emozioni ma in particolar modo una canzone che si intitola: Gli autobus di notte. Un capolavoro che ancora oggi mi genera uno scombussolamento totale di sentimenti.
✅Erano gli anni in cui alcune notti le passavo a fare la guardia sul muro della sezione carceri della caserma Montegrappa a Torino (per chi sa ancora cosa vuol dire 8avo scaglione 1991 – Alpini) e ricordo che fra la nebbia, il freddo e la città addormentata ogni tanto passava il bus e automaticamente canticchiavo la canzone. Ci sono, però, alcuni versi che per il percorso di vita fatto sono attuali ancora oggi e mi riempiono di quella sana malinconia:
“Non ti è capitato mai
Di provare rispetto
Per i vecchi motori
Che non vorrebbero tradirci mai
E di sorridere un po’
Per quei vecchi motori
Che non vorrebbero lasciarci
Che hanno paura
E sono ingombranti
Come i nonni e le vecchie zie”.
✅Nel 1987 avevo 16 anni. Ero un Paninaro (chi non fa parte della Generazione X come me e non conosce il termine può servirsi di Google) ma un paninaro anomalo: amavo l’heavy metal. Il 15 dicembre 1986 andai al mio primo concerto a Torino: Iron Maiden + WASP. Fui, forse, l’unico vestito da paninaro infiltrato nel mondo dei metallari. Questo per dire che i movimenti nati in quegli anni si identificavano molto anche nel modo di vestirsi. Qualcuno potrebbe, quindi, domandarsi cosa c’entra Luca Carboni col metal? Nulla, meno di zero, ma sono stato anomalo anche nella musica. Insomma, per me, Musica è (citando Ramazzotti) dove mi lascia delle incisioni nello stomaco.
“Hey
Pensi mai ai veicoli di notte
Che con il muso piatto
Vanno in giro per la città
E mentre gli autobus
Portano a spasso quella luce fioca
Randagi come cani
Io li ho visti traballare”
✅Mi sono disegnato. Già, con qualche capello in più e con tanti anni in meno. Lo zaino dell’Invicta e il solito posto che ci portava a scuola. Erano gli anni in cui nascevano i primi amori, le farfalle nello stomaco, le assurde gelosie, fiumi e fiumi di parole scritte su lettere infinite. Gli anni in cui neanche 2+2 riuscivo a fare tranne il 4 che prendevo a scuola, a manetta. Giornate intere ad avere la testa fra le nuvole e ad ascoltare Luca Carboni. Ma si sa gli amori iniziano, si evolvono e spesso finiscono. Però, c’è sempre un però, basta un arpeggio di chitarra di una canzone e tutto torna a galla come se fossero passate poche settimane. Ed è un bel viaggio, certamente divorato dalla nostalgia ma pure sempre un bel viaggio.
Concludo dicendo che parto col parlare di me stesso ma poi, alla fine, la vita è molto simile nei percorsi e nelle esperienze e allora so che ci troviamo in comune accordo su molte cose. Forse con canzoni diverse, in città diverse e con percorsi diversi ma alla fine ci troviamo tutti qui, noi della generazione X.
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