La Casina Vanvitelliana

di Ciro D'alessio

quadri in vendita online - La Casina Vanvitelliana

Descrizione

Un luogo magico, dove mito, storia e natura si condensano e si confondono. Qui si rifrange in mille spatolate che cercano di interpretare il brio vivo e il fiabesco fuori dal tempo di questo luogo unico. Il dipinto è stato esposto nella casina stessa in occasione del natale 2025, grazie al comune di Bacoli.

Ciro D'Alessio

Scrive Carmela Di Maro a proposito di questo dipinto:


Credo fermamente che la rarità di una vita veramente vissuta meriti d’incontrare l’arte come una rivelazione, anche etica, sia dove è inattesa, sia durante giornate (troppo) torride, (troppo) gelide, (troppo) incerte, e a maggior ragione nelle circostanze più avverse della storia umana.

Per questo motivo ho scelto una tela la cui luce è tersa all'inverosimile e il cui racconto visuale è di tipo distensivo, nel tentativo di lasciare un ulteriore contributo all’artista, da storico dell’arte, e al lettore errante, qualsiasi sia il suo stato d’animo in questo momento, l’impressione di un’intesa felice, giacché mi offro come complice nella visione di un’opera che, pur essendo stata realizzata da un amico, e forse proprio in quanto realizzata da un amico, sono fortunatamente obbligata a rileggere come ad esercitarmi sulla riconoscibilità del suo stile, anzichè da un dettato della memoria sulle pagine di una lettura frettolosa, concentrata sulla forma e il suo ventaglio retorico, sulla particolare indole espressiva che la sua forma incarna.

Non è la prima volta che il pittore Ciro D’Alessio ricerca nel paesaggio entro cui è incastonata la gemma architettonica del lago Fusaro, la cosiddetta Casina Vanvitelliana, un’evocazione particolare della natura di quel luogo e l’attesa di un’amplificazione della luce, di un volume tutto suo per dare movimento al carattere della natura.

Proprio la questione del “paesaggio di carattere” è ciò che distingue Ciro D’Alessio dal paesaggista classico e da quella maniera figurativa per cui il paesaggio in pittura è un modello descrittivo, sublimato, cattedratico, seriale.

In lui sopravvive l’energia indomabile dell’ultimo Romanticismo europeo, quello più scettico verso la smania di un valore positivo da inculcare alla presunta indissolubilità della bellezza naturale, che ai nostri tempi ha impresso la nevrotica ricerca di una ripetizione di visualizzazione e un culto, tutto pubblicitario, della personalità artistica.

Un’energia che è antica la sua, direi contigua all’epica, e al contempo, proiettata verso il futuro, dato che riserva alla Natura un posto solo “relativamente” dipendente dal piano; ogni cosa è trafitta di luce e ciò che resta da dipingere è il simulacro della sensazione, l’inarrestabile reliquia di un mondo inseguito dal nostro sguardo.

Spesso ho l’impressione che Ciro D'Alessio dipinga gli slanci di un fiore notturno: per lui il tempo è infinibile, deve essere sempre nascostamente aperto da qualche parte, mai contenibile, sia che si tratti di un tempo del mito, sia che si tratti della scadenza sulle miserie, del profilo di un uomo o quello di una montagna.

In questo aspetto ritrovo la poderosità della materia tonale, ma soprattutto la sottile leggerezza di molti intervalli, quasi intermezzi di una melodia musicale: la radice pulsante, ancora viva, di una realtà vera all’atto della sua riproduzione, del suo farsi ascoltare!

 È questa la ragione per cui, a mio avviso, la sua è una figuratività del divenire, e non si può ridurre alla marca figurativa in senso stretto: il suo panorama è quanto di più distante ci sia dall'essere descrittivo, architettonico, formulare…e seriale! In poche parole: dato una volta per tutte.

Bisogna osservare ora l’epillio figurativo della Casina: un esempio di ciò che nel linguaggio della storia dell’arte si definisce come “variante d’autore”, di cui io stessa possiedo una versione dipinta diversi anni fa.

Non appena l’ho indagata, ieri sera, ho sfiorato riflessioni proprio sulla peculiarità delle varianti d’autore di Ciro, un aspetto che non avevo mai approfondito prima e che mi dà la possibilità di indagare assieme a voi, data la consuetudine alla visione seriale delle opere d’arte dei nostri tempi, la qualità e il significato della variazione sul tema nell’arte contemporanea;

potrebbe sembrare un cliché manieristico, eppure il fatto che nella produzione di Ciro quest'ultimo si traduca in un dialogo ritrovato, una simpatia spontanea con la Natura, o meglio, in una precisa inclinazione affettiva, mi è parso l'elemento fondamentale della sua irriproducibilità, perché lo fa rientrare nella sfera dell’immedesimazione, piuttosto che in quella dell’imitazione.

Non è scontato che una variante alimenti l’ispirazione, anzi, talvolta sono considerati, come negli esemplari della letteratura, raffinamenti progressivi di un nucleo centrale, e molti risultano essere esercizi di stile, come la serie di “Le Déjeuner sur l’herbe” di P. Picasso, quando l’artista ottantenne esplorava una logica riformulata di se stesso; la variante d’autore è una sorta di canovaccio del tempo, un diario.

Ricorderete certamente, la celebre serialità con la quale C. Monet dipingeva essenzialmente solo e soltanto la luce, e con questa folgorazione progressiva interferiva con l’assolutezza del suo tempo, del suo mondo circostante.

Le varianti di Ciro D’Alessio non sono né esercizi di stile, né sipari del tempo, anzi, sono variazioni all’ombra del tempo: lascia che i frammenti spaiati dei colori si muovano su un’unica tracciabilità narrativa, ma senza alcuna reciproca interferenza; si annullano a vicenda, come per effetto del primo soffio sulla girandola dell’ispirazione, perché tanto per movimento, elasticità del modellato compositivo dei colori, specchiatura della luce, non esistono repliche.

Il medesimo soffio che sembra, or ora, far galleggiare il turbinio di una girandola cromatica sullo specchio d’acqua nella sua Casina.

La variante di questa luce refrigerante assume un tono generale distensivo e pacificatorio, spalancato verso l’orizzonte, ma non quello della pittura, piuttosto il nostro, quello dell’osservatore.

Credo sia la variante della Casina più introspettiva che abbia visto, almeno fino ad ora, nel suo repertorio;

e non sembra per nulla casuale, difatti, l’attenzione capillare che in quest’opera riceve il riflesso, la fitta trama di richiami tra una realtà simulata, al di sopra di noi, e ciò che s’immagina di dissimulare sullo specchio dell’acqua, dentro di noi, e non sembra un caso nemmeno il fatto che si possa parlare, sui generis, di un paesaggio, al pari di come si farebbe per un ritratto. La fisionomia è rubata all’anima di un luogo e, questa volta, con le sue due ali compositive che mirano all’azzurrità, sembra quasi sorriderci coraggioso!

Carmela Di Maro,

con stima sincera e incalcolabile affetto,

dedicato a te, Ciro.


352 visualizzazioni

0 commenti

  • Al momento non sono stati inseriti commenti per questo quadro
  • registrati o accedi per lasciare un commento

    Ciro D'alessio vende quadri online

    Ciro D'alessio

    207 36.767 75,5 / 100

    Richiedi informazioni su questo quadro

    Attenzione ! Tutte le comunicazioni con gli artisti sono gestite dalla redazione di PitturiAmo.

    Quadri simili 8

    Scopri di più