Malinconia
Descrizione
Trovo stucchevoli i pittori che si affannano a spiegare i propri quadri, in genere non leggo quello che scrivono, guardo e mi tengo la mia libertà di dare un significato (o provare solo una emozione) a quel che vedo. Non vale per tutti, però, certamente non vale per l'incisione "Melancolia" di Albrecht Dürer. Ecco, si ci avesse lasciato qualche spiegazione, gli sarei stato grato. Ed è per non portarmi dietro questo scrupolo di aver lasciato pieni di domande e dubbi le folle di ammiratori (più dei famosi 25 di manzoniana memoria, si spera) del mio lavoro che rompo per una volta il mio silenzio (promettendo di non farlo più..se non richiesto).
È febbraio, il sole è radente e dà fastidio agli occhi. Rachele, sta curiosando tra le mie tele, abbozzate, finite o in fase di ripensamento, ad un certo punto alza la mano per proteggersi gli occhi dal sole che entra da un finestrone aperto ad est ed io la vedo. È la mano che mi colpisce, il palmo illuminato crudamente appare percorso da infinite linee, profonde o solo appena accennate, carta geografica di chissà quale esotico paese e, poi, soprattutto lo sguardo. Tutto preso dal bisogno di non essere ferito, non guarda qualcosa, ma non può nemmeno definirsi perso nel vuoto. È come se guardasse se stesso. Se "riflettesse" se stesso . Ed è quello sguardo che mi porta a pensare alla malinconia. Non a quello stato mentale che troppo spesso definiamo (con colpevole approssimazione) depressione, no, invece penso alla sublime malinconia che Albrecht Dürer ha rappresentato nello sguardo dell'angelo della piccola incisione "Melancolia 1". Lo sguardo sconfitto che smette di pensare alle cose, ad un universo che non si lascia ingabbiare dalla conoscenza scientifica, e pensa se stesso. Questa è una di quelle opere che non smette di tormentarmi, non smette di affacciarsi alla mia immaginazione. Molte, e tutte molto interessanti, le interpretazione di questa piccola incisione del 1514 (per conoscere la data basta guardare le due cifre centrali dell'ultima riga in basso del quadrato magico raffigurato). Quella che più mi convince parte dall'idea che, di fronte alla vastità e complessità dell'universo, i nostri strumenti conoscitivi, la matematica e la geometria, si dimostrano del tutto insufficienti, illuminando crudelmente (come fa la luce radente del sole del mattino), la distanza incolmabile tra comprensione e realtà. La melancolia è quindi la "felice" condizione che ne consegue. Una minuscola frattura nella quale si insinua l'arte. Tutto questo, Dürer, lo racconta disseminando la piccola incisione di simboli, non tutti completamente compresi. Certamente alcuni di essi fanno riferimento a pratiche alchemiche. La stessa melancolia, figlia degli influssi di Saturno, rimanda al nigredo, all'innerimento alchimistico e primo momento dell’opus alchemico. Preso da queste ed altre considerazioni ho cercato di fermare quell'attimo nel quale la mia giovanissima amica si è protetta gli occhi, inconsapevole di evocare un angelo dipinto 500 anni fa. Mi sembrava uno spreco non farlo anche se è del tutto pleonastico. Così ho cercato di rendere, nel gesto che la ragazza fa per proteggersi gli occhi dalla luce radente, lo stesso pre sentimento. Sul pannello in rosso ho posto il talismano contro la melanconia, il quadrato magico su base quattro (lo stesso che usa Albrecht Dürer e che è ricchissimo di rimandi), qui su fondo oro per un riferimento alla ricerca alchemica (almeno secondo la tradizione semplicistica che la riteneva spinta dall'idea di trasformare il piombo in oro). Su un ripiano c'è una piccola sfera, la pietra filosofale dell'incisione di Dürer, mentre sulla sinistra, sospeso, un cuborombottaedro sostituisce il troncato romboedrico (presente nell'incisione di Dürer per simboleggiare il momento della frattura, della consapevolezza), che ho voluto inserire per ricordare il matematico Luca Pacioli che si occupo' del quadrato magico gioviale (gli influssi di Giove sono l'antidoto per l'umore nero provocato da Saturno) e che è raffigurato con tale solido geometrico in un bellissimo quadro, di incerta attribuzione (Leonardo?), esposto nel museo di Capodimonte a Napoli
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