NEL 2050 SI PREVEDE L'ESTINSIONE DEL RE

di Salvatore Fazio

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Descrizione

Il sipario di "Nel 2050 si prevede l'estinzione del re" si apre su un'imponente e malinconica verità. In primo piano, il Leone, non più semplice animale, ma il 'Re' per antonomasia, fissa l'osservatore con uno sguardo che trapassa la tela. I suoi occhi non sono solo selvaggi, ma sono abissi di consapevolezza, carichi del peso di un futuro già scritto. La sua criniera si fonde con l'aura dorata del Sole declinante alle sue spalle, un'immagine ambivalente di gloria passata e di un'energia che si sta spegnendo.

L'aria stessa è intessuta di tempo. Dalla volta invisibile pendono, come frutti maturi o come spade di Damocle, due Orologi, i cui quadranti sono muti testimoni di un conto alla rovescia inesorabile. Il tempo, qui, non scorre, ma è un oggetto tangibile, un fardello appeso al destino.

L'ambiente naturale è contaminato dalla misurazione umana: un antico Tronco d'albero – simbolo di crescita organica e lentezza geologica – è violato da un Orologio incavato nel suo legno. La natura è stata forzata a contenere i limiti artificiali imposti dall'uomo.

Ai piedi del maestoso Leone, quasi in contrasto etereo, si erge un Airone Bianco. Circondato da altri svariati Orologi disseminati sull'erba come sassolini, l'airone (simbolo di purezza e lunga vita) sembra vigilare sul tempo che sta per scadere. La sua presenza è un lamento silenzioso, l'ultima, fragile bellezza minacciata dal ticchettio incessante. L'intera composizione è pervasa da un senso di urgenza onirica, un incubo a occhi aperti dove la regalità è condannata dalla clessidra.

Nota Critica

Questo dipinto si pone come un'opera di surrealismo ecologico e apocalittico, in cui l'artista utilizza figure archetipiche per affrontare la crisi dell'Antropocene e la tirannia del tempo umano sulla natura.

Il Leone (L'Archetipo Condannato) è il fulcro emotivo. Non rappresenta solo la specie a rischio d'estinzione, ma l'idea stessa di sovranità e magnificenza naturale. Il suo sguardo diretto stabilisce una relazione di accusa e responsabilità con lo spettatore. Il Sole alle sue spalle, potente ma sul punto di tramontare, sottolinea il concetto di un'era che volge al termine.

Gli Orologi Pendenti e Disseminati sono l'elemento critico (La Tirannia del Tempo) dominante. Essi trasformano il dipinto in una "natura morta" in movimento. Il tempo è demistificato; non è più un flusso astratto, ma un'entità fisica e opprimente che misura e stabilisce la condanna. L'orologio incavato nel tronco d'albero è il simbolo più eloquente della prevaricazione umana, che impone il proprio ritmo e i propri limiti alla resilienza organica del mondo naturale.

Il contrasto tra la forza terrena del Leone e la purezza acquatica dell'Airone Bianco (Contrasti Simbolici) è essenziale. L'Airone, spesso associato alla rigenerazione e alla vigilanza, è circondato da orologi, suggerendo che anche gli spiriti più puri e resilienti sono ormai intrappolati nel conto alla rovescia. La data esplicita nel titolo ('2050') non è solo una previsione scientifica, ma un monito morale che l'artista fissa con la potenza del surrealismo. L'opera costringe a riflettere su come la nostra fissazione sul tempo e sul progresso misurabile stia portando alla dissoluzione della maestosità naturale, rendendo la sua estinzione non un evento futuro, ma una tragedia già in atto.


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