Paradisum amisit
di Noemi Alvisi
Descrizione
Un angelo caduto colto in un momento di profondo smarrimento interiore, sospeso tra la memoria della propria origine divina e la condizione terrena. La figura, inginocchiata tra rovine classiche, si configura come simbolo di un ordine perduto e di una frattura esistenziale: le ali, ancora integre ma inerti, testimoniano l’ambivalenza tra elevazione e caduta, mentre il corpo contratto e il volto nascosto esprimono una dimensione di vulnerabilità e perdita. In questa prospettiva, l’angelo assume una valenza allegorica universale, divenendo immagine dell’umanità stessa. Il suo smarrimento si riflette nella condizione dell’uomo contemporaneo, che, cedendo ai propri conflitti interiori e alla guerra, si allontana dalla propria essenza, generando distruzione e rovina. Le architetture decadute si configurano così non solo come memoria del passato, ma come segno concreto di una civiltà che tradisce sé stessa. L’opera si presenta quindi come una riflessione sulla caduta e sulla perdita della “retta via”, intese non come evento singolare, ma come condizione ricorrente dell’esperienza umana.
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