Biografia
La mia pratica artistica nasce da un’esperienza di profonda vulnerabilità legata alla malattia da cui non mi lascio definire. Da questa frattura prende forma una ricerca che indaga il rapporto tra corpo, tempo, paura e speranza, trasformando l’esperienza personale in una riflessione visiva più ampia sulla fragilità umana.
Attraverso volti frammentati, parole ripetute, cancellazioni e sovrapposizioni, costruisco immagini in cui presenza e assenza convivono continuamente. Il volto diventa una superficie instabile, soggetta a rotture e ricomposizioni, mentre la pittura si apre come spazio di confronto con l’incertezza, l’attesa e la possibilità di continuare a immaginare il futuro.
La scelta del bianco e nero ha un valore simbolico preciso e non decorativo. Il contrasto tra luce e oscurità diventa il linguaggio con cui l’artista affronta fragilità, resistenza e rinascita; allo stesso tempo, la ripetizione delle parole traduce in segno visivo il peso dei pensieri insistenti e del rumore esterno che accompagna i momenti di crisi.
Il processo creativo è parte integrante dell’opera: dipingere, cancellare, coprire, graffiare, distruggere e ricostruire diventano gesti necessari per lasciare emergere tracce, ferite e stratificazioni. La sua ricerca non intende descrivere la malattia in modo documentario, ma partire da un vissuto personale per interrogare una condizione universale e trasformare la vulnerabilità in una forma di presenza.