Lodovico Gierut

Estratto dalla presentazione di Lodo vico Gierut


Mostra personale di Daniele Cerù


"Il paradiso dei giochi e colori 2"


di Daniele Cerù


Studio d'Arte "La Marina", Pietrasanta (LU, Italia) Settembre 2020


 Su Daniele Cerù.

19 Settembre 2020.

Questa mostra, presentata nel cuore di una Pietrasanta attivissima e ben nota a livello internazionale, rappresenta uno dei momenti di passaggio di Daniele Cerù.

E' pittore a tutto tondo, nel senso dell'abbinamento cromatico e segnico; da qualche anno a questa parte s'è dedicato pure alla scultura – cosa che qui in Versilia e più generalmente nell'intera area apuana per molti è un fatto positivamente inevitabile – e faccio ovviamente riferimento a quella con la S maiuscola, a quella della manualità che un veterano-critico d'arte come me apprezza.

Ha un carattere schivo, molto riservato, ma nel corso delle stagioni s'è fatto conoscere sia in Italia che all'estero e a tal proposito, lo ricorderanno altri suoi colleghi ed estimatori che da tempo ne seguono l'attivo viaggio, mi piace rammentare la sua partecipazione, oltre a molte altre, ad una indimenticabile Collettiva tenutasi nel 2014 a Palazzo Berlaymont, sede dei Commissari europei – a Bruxelles, città che l'aveva ospitato fin dal 2011. Fu un significativo “viaggio in Europa” ben raccontato e interpretato da lui come da altri protagonisti quali Gabriele Vicari, Massimo Facheris, Franco Del Sarto, Alberto Bongini, Riccardo Luchini...

Pure lì ebbe consensi, legando la sua innegabile fantasia all'esaltazione di un tutto per cui il sogno si univa in maniera delicata alla realtà.

Dicevo dell'impossibilità di elencarne le personali e le mostre di gruppo fatte a Milano come a Pisa, Forlì, Viareggio, Firenze..., in Polonia e in Romania e ovviamente in Belgio, data l'ampiezza di un curriculum ben segnato da Gigliola Fontanesi, che con altri esperti d'arte, letterati, giornalisti e via dicendo, ne ha tratteggiato le tappe.

Daniele Cerù non è il tipo che chiede o sgomita, e se l'elenco delle sue presenze pubbliche è già corposo, lo si deve proprio a chi – a volte con un poco di fatica – lo sprona a presentare al pubblico le carte, le tele e le sculture, con i suoi amati soggetti.

Io stesso son dovuto andare a cercarlo, ma ha sempre accettato a partecipare a certe mie iniziative.

Gli piace lavorare, chiudersi nella stanza/studio con i suoi sogni ad occhi aperti pur se ogni tanto – ultimamente a Seravezza – l'ha fatto all'aperto, tra la gente.

Va apprezzato per la verità, per l'autenticità, per l'autonomia espressiva di ciò che fa, giusti i concetti per cui, in un ambiente qual è quello dell'arte, una delle cose essenziali è l'essere se stessi, tant'è che le parole di una lirica a me particolarmente cara intitolata “L'arte” risultano positivamente efficaci.

“Arte,/ sorreggi/ la solitudine/ dell'uomo/ e/ traccia comete/ nel cammino effimero”, dove la parola “effimero” è intesa come “passaggio”.

Il “passaggio” di Daniele Cerù – l'ho sottolineato all'inizio – è dunque qui a Pietrasanta, non è l'Itaca di Konstantinos Kavafis, mi riferisco alla poesia più nota del grande poeta greco, ma è un porto, un attracco momentaneo da cui far ripartire la sua verità creativa.

E' una verità che si presenta davanti a noi con una serie di ricami grafico/pittorici che sono le pagine del suo diario in cui sostano più e più simboli fissati con espressività lineare, come evidenzia l'analisi fatta da Gigliola Fontanesi nella quale sottolinea il lavoro “in continua evoluzione … caratterizzato dalla continua ricerca di nuove tecniche e diverse sperimentazioni di materiali, supporti e di composizione. ”.

Non manca, vellutata e attiva, la farfalla brillante e leggera che fa pensare ad uno vero e proprio spirito viaggiatore.

Ognuna delle farfalle è circondata – non racchiusa – da segni e segnali svolazzanti, tanto che portano alla mente di molti le strade più varie, soprattutto quelle della vitalità e del messaggio positivo, della felicità e del gioco perennemente giovane.

Che dire, poi, della varietà degli uccelli quasi sempre in volo, cioè mai statici?

Dal piccione al cigno, dalla colomba all'aquila e alla gru, alla cicogna e al colibrì, in Daniele Cerù diventano veri e propri messaggeri del tempo.

Vi immette un'immaginazione serena in cui sottolinea la libertà, veleggiando e facendo capire un incontenibile amore per la conservazione della natura.

Eccoci agli alberi, e così troviamo l'olivo dell'eternità e della pace, come altri alberi definiti da un tema interpretato quasi sempre in modo delicato, cosicché non è difficile vederli trasformare persino in fiori che tendono innegabilmente all'alto.

Il “suo” Eden brulica di energia cromatica, coi rossi che si sposano ai verdi e ai gialli, ai viola, poi c'è il blu e il marrone, l'arancione, il nero e il grigio, ovvero una alternanza che mi fa venire in mente il test di Lüscher per cui, travalicando la forma, il rettangolo magico diventa lo specchio delle sue sensazioni, autentico racconto di un attimo, di un periodo, di un incontro.

E' puntuale pure una fanciulla che sembra attendere l'amato, ma spesso fa parte della natura ben circondata dalla vita come ne “La piccola cicogna” e in “Sofia seduta”.

Se poi guardiamo, qualche altro esempio non guasta, “Bandiera al vento”, “Il razzo che parte”, “La giraffa del circo”, non è difficile avvertire quanto la sua fantasia cerchi lo spazio, e non sarebbe male vedere certe sue tele ampliarsi, andare oltre le canoniche misure che sono sicuro riempirebbe di questa sua irrefrenabile, insaziabile gioia di vivere, ma pure di forte impegno.

La mia mente, di fronte a quest'ultima parola, impegno, mi porta a quanto scrisse – moltissimi anni fa – Renzo Simi, figlio del pittore Filadelfo, in occasione della presentazione di Pietro Annigoni nella sale del Lyceum, a Firenze (2): “La probità artistica, lo spirito di abnegazione, il rispetto dell'arte e del proprio lavoro sono qualità morali indispensabili ad ogni artista serio e fanno parte di quel contenuto spirituale ed umano che ogni opera di vera poesia possiede”.

E' interessante osservare come qualsivoglia sua “creatura”, che sia dipinto, disegno o scultura – termine che a qualcuno potrà apparire perlomeno insolito, ma per me sicuramente calzante per la gioiosa espressione che la tratteggia – sia un palcoscenico pieno e coerente, dove i soggetti si sposano con le scenografie diventando un corpo unico.

A Daniele Cerù questo paradiso sempre giocoso, perennemente positivo, sembra però non essere sufficiente; ogni capitolo, una volta definito, tende verso un'altra storia, come un albero al cielo.

Persino una scultura di piccole dimensioni, o un tondo di ceramica, oltre alla pulsazione cromatica che copre con morbidezza sicura la forma, suggerisce un viaggio di scoperta.

Che sia un cavallo o un pesce, anche qui mi fermo a ristretti esempi senza però dar loro un titolo, raccontano piccole e grandi storie illuminate da pennellate dorate, bluastre, da marroni bruciati e da altri colori, con spazi felici che nell'insieme ci fanno comprendere quell'istinto per la bellezza e per la continuità che gli sono propri.

Ritorno all'infanzia?

Forse, specialmente ammirando il primo soggetto prezioso ed elegante; nel secondo, – il pesce, tipico dell'elemento acqueo – si afferma un'innegabile voglia di andare avanti, sorvolando i dissesti e gli orrori che ci circondano, perpetrati dall'egoismo umano.

Cerù ha la curiosità nel sangue, sì da non fermarsi e fantasticare, tornare quasi bambino per percorrere gli spazi di un proprio amatissimo Eden.

A questo punto mi si permetta portare all'attenzione pubblica ciò che Marilena Cheli Tomei, saggista e storica toscana, gli ha voluto dedicare in questi giorni settembrini.

“E' difficile non essere attratti dai quadri di Daniele Cerù: storie che sembrano di immediata lettura ma che in effetti contengono una varietà di messaggi, un tripudio di colori brillanti e positivi, una fantasia ricca e sbrigliata in cui coesistono elementi reali e del tutto onirici, una fiaba in immagini.

E come nelle fiabe i luoghi e gli ambienti sono irreali perché ciò che conta è la totale regia della fantasia: una natura sorridente e curvilinea in cui i fiori sono alberi con corolle smaglianti, le onde ospitano volatili e il cielo pesci, il sole ha talvolta le caratteristiche delle antiche sonde spaziali e la fauna è rappresentata da animali la cui presenza evoca messaggi positivi.

L'arte di Cerù oscilla tra fiaba e sogno, cogliendo di entrambi l'aspetto più sereno e confortante; all'interno delle sue tele predominano morbide forme circolari o comunque curvilinee, e le uniche spigolose sono rappresentate dai tetti delle case i cui teneri colori smorzano ogni rigidità, più di un sole riscalda i ricchi paesaggi da cui sono banditi gli uomini e il cielo ospita con pari naturalezza stelle, razzi, sonde spaziali.

A sottolineare ancora di più l'aspetto onirico delle opere di Cerù, i diversi piani spaziali che si alternano nelle tele senza soluzione di continuità: non esistono il cielo e la terra in contrapposizione, ma semplicemente un sotto e un sopra con fantastiche reciproche incursioni, all'interno della natura esistono bolle di sosta e di rifugio che possono contenere animali, le figurine di maghetti o fatine, sempre presenti nelle sue tele, oppure improbabili paesaggi.

Ed arriviamo adesso alla “Fanciulla” che ritengo essere la narratrice di queste fiabe dipinte, assistita da uno stuolo di maghetti o fatine, in quanto non ne viene definita l'identità, ma solo il ruolo “magico”.

Questa figura è presente in tutte le opere, talvolta inserita in un sole benevolo oppure in un angolo della composizione o in primo piano, ma credo che sia essa a dettare le regole di questo mondo fantastico, essendone parte integrante.

In definitiva la “Fanciulla” e i suoi assistenti sono le uniche presenze non animali o vegetali delle opere e interagiscono con esse in piena armonia.

Persino gli elementi di modernità inseriti nelle composizioni sono un ponte tra realtà e fantasia: sono i maghetti a guidare i razzi forse verso un altro sogno, sono loro a cavalcare pesci o uccelli o la giraffa, magari all'interno di una bolla che somiglia ad una piccola e antiquata sonda spaziale.

La piacevolezza delle opere di Cerù è senz'altro motivo di interesse per il fruitore, ma vorrei invitare ad una lettura più profonda perché sono molti i messaggi al loro interno; prima di tutto l'armonia che egli è riuscito a creare tra fantasia e realtà con la compresenza di elementi futuristici mediati da figure fiabesche e di diversi piani di realtà, inserendo all'interno di strutture circolari ciò che può rappresentare un sogno, come in una bolla di sapone pronta a svanire al di fuori della prospettiva onirica.

Poi l'idea di una natura incontaminata e felice nei suoi elementi: farfalle, uccelletti, simpatici pesci che si trovano a vagare in realtà diverse da quella loro abituale, alberi/fiori dai colori opulenti, acque azzurre e pulite. Veramente un bellissimo sogno per la natura che stiamo ferendo di continuo!

L'esaltazione della famiglia nelle figure delle due cicogne, come sappiamo fedeli per tutta la vita, e il loro pulcino nelle mani della “Fanciulla”, il sogno di un felice rapporto tra l'umano e il mondo animale, anche questo sempre violato, in una atmosfera di armonia cromatica e di contenuti. E ancora la domestica giraffa cavalcata dalle solite figurine e pronta a porgere il collo ad un blando collare tenuto dalla fanciulla.

L'ideale della pace è nella colomba, simbolo universalmente conosciuto come messaggero positivo, che porta su di sé la fanciulla e i suoi assistenti, mentre tiene nel becco un piccolo cestino con la giraffa e, credo, il pulcino delle cicogne.

Vola la colomba forse verso altri sogni oppure per portare questi positivi messaggi ai pochi che sono in grado di comprenderli e di apprezzarli, perché sarebbe necessario che riuscissimo a mantenere dentro di noi un poco di mondo/bambino così come ci sta mostrando Daniele Cerù”.

L'esaustività di Marilena Cheli Tomei mi imporrebbe, a questo punto, di terminare questa presentazione, ma permettetemi ancora – guardando al titolo e ai contenuti – di includere il Nostro in uno dei gruppi tematicamente collegati, anche in modo ampio, alla cosiddetta “fantasia giocosa”.

Non è sbagliato accostarlo, pur se ognuno ha una propria personalità, ad altri miei amici: da Antonio Possenti, che ha interesse per il fruitore, ma vorrei invitare ad una lettura più profonda perché sono molti i messaggi al loro interno; prima di tutto l'armonia che egli è riuscito a creare tra fantasia e realtà con la compresenza di elementi futuristici mediati da figure fiabesche e di diversi piani di realtà, inserendo all'interno di strutture circolari ciò che può rappresentare un sogno, come in una bolla di sapone pronta a svanire al di fuori della prospettiva onirica.

Poi l'idea di una natura incontaminata e felice nei suoi elementi: farfalle, uccelletti, simpatici pesci che si trovano a vagare in realtà diverse da quella loro abituale, alberi/fiori dai colori opulenti, acque azzurre e pulite. Veramente un bellissimo sogno per la natura che stiamo ferendo di continuo!

L'esaltazione della famiglia nelle figure delle due cicogne, come sappiamo fedeli per tutta la vita, e il loro pulcino nelle mani della “Fanciulla”, il sogno di un felice rapporto tra l'umano e il mondo animale, anche questo sempre violato, in una atmosfera di armonia cromatica e di contenuti. E ancora la domestica giraffa cavalcata dalle solite figurine e pronta a porgere il collo ad un blando collare tenuto dalla fanciulla.

L'ideale della pace è nella colomba, simbolo universalmente conosciuto come messaggero positivo, che porta su di sé la fanciulla e i suoi assistenti, mentre tiene nel becco un piccolo cestino con la giraffa e, credo, il pulcino delle cicogne.

Vola la colomba forse verso altri sogni oppure per portare questi positivi messaggi ai pochi che sono in grado di comprenderli e di apprezzarli, perché sarebbe necessario che riuscissimo a mantenere dentro di noi un poco di mondo/bambino così come ci sta mostrando Daniele Cerù”.

L'esaustività di Marilena Cheli Tomei mi imporrebbe, a questo punto, di terminare questa presentazione, ma permettetemi ancora – guardando al titolo e ai contenuti – di includere il Nostro in uno dei gruppi tematicamente collegati, anche in modo ampio, alla cosiddetta “fantasia giocosa”.

Non è sbagliato accostarlo, pur se ognuno ha una propria personalità, ad altri miei amici: da Antonio Possenti, che ha lasciato una traccia indelebile, a Piero Bresciani, a Sabino Galante, a Paolo Lazzerini e ad altri che hanno visto nel gioco e nella fantasia che pulsa col colore una forma culturale cucita alla memoria similarmente al cosiddetto “coinvolgimento”, dato che sviluppano quella socializzazione già ben sottolineata da Jean Piaget.

Definisco Daniele Cerù uno sperimentatore che amando proporre immagini rassicuranti e ludiche, rigetta quegli estetismi di superficie purtroppo oggi tanto di moda che creano confusione nel grosso pubblico indotto a cadere nella rete della superficialità o peggio, in quella perpetrata da taluni “giochi di mercato” che niente hanno a che fare con la Cultura.

E’ se stesso e cosi, pur se ha già avuto molti giudizi positivi, lodo “Il paradiso dei giochi e colori 2” anche per l’onestà della comunicazione.

La comunicazione, come ha affermato lo storico dell’arte e pittore Franco Miele, scomparso nel 1983 (3), ci dice “ quale si la giusta via da percorrere, perché la vita significhi qualcosa e, significando qualcosa, assuma una struttura razionale, in ciò convincendoci ulteriormente dove è il bene e dove il male, dove è l’utile e dove il superfluo, dove è la disciplina e dove è l’anarchia; in breve dove l’uomo può educarsi, socialmente, religiosamente, moralmente, e perciò spiritualmente, religiosamente, moralmente, e perciò spiritualmente, a riconoscere il vero dal falso”.

Pietrasanta, settembre 2020.

Lodovico Gierut

Scrittore e critico d’arte

 Note

(1)-Lirica di Marta Gierut (1977-2005).

(2)-Renzo Simi, Discorso per l'inaugurazione della mostra personale di Pietro Annigoni nelle sale del Lyceum, stampa Tip. Giannini & Giovannelli, Firenze 1939.

(3)-Franco Miele, Teoria e storia dell'estetica, U. Mursia, Milano 1965.

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Estratto dalla presentazione di Lodovico Gierut. Mostra personale “Il paradiso dei giochi e colori 2” di Daniele Cerù c/o Studio “La Marina”, Pietrasanta (Lucca) I, 2020.

 

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