Nino Ferraù

Si potrebbe dire che molte qualità insite nelle opere, sono insite anche nell’autore, ed è naturale che sia così, almeno per quelli che della sincerità fanno una legge e vedono nell’arte l’antitesi dell’artificio. Egli è modesto ma non timido. Non è un carrierista ma i sorpassi dei vari attivisti e dei pluri reclamizzati non lo innervosiscono. Non invidia il collega che, anche con meno meriti, sta più in alto di lui nelle graduatorie ufficiali, tanto, si sa che i trampoli non fanno parte della vera statura d’un uomo. Pur essendo autodidatta in pittura è un uomo di scuola. Fu sui banchi ora è in cattedra, e non di meno resta convinto che le lezioni più grandi e più indelebili non vengono mai da un corso regolare di studi, ma piuttosto da un corso irregolare di esperienze vissute. Nel mondo artistico moderno che mantiene i suoi rapporti più sul filo dei giudizi che su quello degli affetti, egli ci tiene molto a quest’ultimi e non crede in un arte cerebrale che si faccia sorda alle ragioni del cuore e a quelle istanze sociali che sono il lievito di quell’eterno tradito che è il vangelo di Cristo. Con questi presupposti che testimoniano una conseguita maturità e un equilibrio interiore che si rivela tanto nell’uomo che nell’artista. Lorenzo Chinnici si inserisce con la sua arte nella panoramica delle nuove generazioni, con quell’autorità che viene dalla energia qualitativa dell’arte stessa e non dalle astuzie ipnotiche della reclame dai centri di quel potere economico che forse mai come oggi è apparso tanto inquinato di faziosità e di ingiustizia.
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