Biografia
ITALIANO:
Matteo Giordano nasce nel 1986 a San Giovanni Rotondo in Puglia e vive fino alla maturità in un paesino in provincia di Foggia, San Paolo di Civitate.
Si trasferisce poi a Roma per intraprendere gli studi scientifici e la professione di chimico.
Appassionato sin da piccolo di scienza, in particolar modo di fisica, geometria e astronomia, si dedica invece nel tempo libero allo studio del pianoforte e alla fotografia.
Dal 2020 scopre e approfondisce il mondo dell'astrattismo di Kandinskij. La vita e lo stile di altri autori di cui prova ammirazione come Malevich, Klee, Mirò, Van Gogh e Klimt sono una ulteriore fonte di ispirazione.
Resta inoltre affascinato dai colori e le geometrie dell'arte islamica e dal lavoro minuzioso dei miniaturisti medievali.
Spinto dalla curiosità e da una "necessità interiore", comincia a disegnare usando principalmente inchiostri acrilici, pastelli e carboncino su carta.
Le sue opere, caratterizzate da un uso audace del colore e da una costante ricerca sull'interazione tra quest'ultimo e le forme geometriche, sono state esposte in occasione di collettive di artisti e festival.
Nonostante le influenze degli artisti citati prima siano visibili nel suo lavoro, il suo stile distintivo emerge attraverso una sensibilità tutta personale. In particolar modo, emergono nelle sue opere, tutte le suggestioni derivanti dall'ascolto della musica classica attraverso una sorta di percezione sinestesica, di trasformazione del suono in forme e colori.
Grande importanza ha avuto per la realizzazione delle sue opere la letteratura: dalla fantascienza di Stanislav Lem alla narrativa di Italo Calvino, Borges, Cortàzar e tanti altri. Sensazioni, particolari circostanze della sua vita, ricordi lontani, sono stati ulteriori fonti di riflessione interiore e artistica.
Attualmente, Matteo sta lavorando su una nuova serie di dipinti che esplorano l'affascinante mondo dell'alchimia e la sua misteriosa simbologia, nascosta nelle straordinarie illustrazioni presenti nelle opere ermetiche degli alchimisti del passato. Questo approfondimento che lo lega molto alla sua professione, lo ha portato ad elaborare una personale ricetta di Inchiostro ferrogallico nero, di grande intensità e profondità. Il suo sogno è quello di realizzare un dipinto con inchiostri realizzati interamente da lui.
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La mia ricerca artistica nasce dall’incontro tra astrazione, geometria e immaginario cosmico.
Lavoro principalmente su carta, utilizzando inchiostro, gesso, pastelli e carboncino, attraverso una tecnica che alterna precisione e gesto, costruzione geometrica e materia, controllo e casualità. Le mie opere non intendono rappresentare semplicemente l’universo o ciò che osserviamo nel cielo: cercano piuttosto di trasformare l’idea stessa di cosmo in una struttura visiva.
Nelle mie composizioni convivono forme geometriche, architetture impossibili, orbite, stelle, superfici frammentate e paesaggi astratti. La geometria diventa una sorta di grammatica, mentre l’astrazione permette alla composizione di sfuggire a una lettura univoca. Il risultato è uno spazio sospeso tra il riconoscibile e l’immaginario, dove una figura può diventare contemporaneamente architettura, costellazione, organismo o frammento di un universo ancora da decifrare.
In “Composizione 189”, la geometria assume una dimensione quasi dinamica. Il piano pittorico sembra frantumarsi e ricomporsi attraverso scacchiere prospettiche, circonferenze, diagonali e campiture cromatiche. L’apparente caos è attraversato da una rigorosa tensione compositiva: ogni elemento sembra appartenere a un sistema più grande, come se l’opera fosse il frammento visibile di una struttura cosmica.
Ne “Il Tempio delle Stelle”, invece, lo spazio assume una dimensione più narrativa e simbolica. L’architettura diventa un luogo di passaggio tra il mondo terrestre e quello celeste. La prospettiva conduce lo sguardo verso un ambiente che sembra contemporaneamente edificio, osservatorio e paesaggio mentale. Il cielo non è uno sfondo, ma una presenza che invade e trasforma lo spazio.
Ne “I Pilastri della Creazione”, il riferimento cosmico diventa ancora più evidente. La materia pittorica costruisce una sorta di paesaggio primordiale, sospeso tra nebulosa, organismo e formazione geologica. Le strutture emergenti sembrano nascere dalla stessa materia stellare che riempie lo spazio circostante. Il titolo introduce così una dimensione quasi cosmogonica: la creazione non viene raccontata, ma immaginata attraverso forme, materia e luce.
Il mio interesse per l’Universo nasce anche dalla sua capacità di mettere in discussione la nostra percezione della realtà. Una stella può essere contemporaneamente un punto geometrico, una sorgente di luce, un oggetto astronomico e un simbolo. È proprio in questa sovrapposizione di significati che si sviluppa la mia ricerca.
Le mie opere cercano quindi una zona di confine: tra figurazione e astrazione, tra scienza e immaginazione, tra ordine matematico e gesto intuitivo, tra spazio cosmico e spazio interiore.
La carta diventa così un piccolo universo da costruire.
Ogni linea può essere un’orbita, ogni geometria una struttura, ogni punto luminoso una stella.
Più che rappresentare l’infinito, cerco di costruirne un frammento.
M.G.