Biografia


Benvenuti nel mio mondo: 

La storia di Momo

Se qualcuno mi avesse detto, ai tempi della scuola, che oggi vi sareste trovati qui a guardare una mia mostra d'arte, probabilmente avrei riso. All'epoca i professori volevano letteralmente bocciarmi in disegno: ogni volta che provavo a tratteggiare il volto di una persona, il risultato finale ricordava tragicamente i disegni di Mr. Bean.

Eppure, l'arte trova sempre il modo di uscire, anche dalle strade più impensabili.


La mia vera scintilla è scoccata circa 15 anni fa. Lavoravo con la ricostruzione unghie e ho iniziato a sperimentare la micropittura. All'epoca, però, nessuno voleva quel genere di disegni così particolari sulle mani. Allora ho pensato: “Beh, se riesco a dipingere in pochi millimetri di spazio, posso farlo anche altrove”.

Il mio primissimo disegno in assoluto è stato un fiore di loto sulla parete della mia camera da letto. Subito dopo sono arrivati i papaveri – che ho sempre adorato – dipinti direttamente sul vetro della finestra della cucina. Per tantissimi anni ho dipinto solo ed esclusivamente fiori, convinta che quella fosse l'unica cosa che fossi davvero in grado di fare.


Poi, la vita ha scosso la mia tavolozza. Cinque anni fa ho perso il mio papà, e insieme a lui la mia anima si è fatta un po' più scura; per molto tempo i miei quadri hanno riflettuto quel velo di malinconia, accogliendo tonalità cupe e profonde.

L'anno scorso, purtroppo, se n'è andata anche la mia mamma. Ma dentro quel dolore immenso è successo qualcosa di inspiegabile. È come se lei, dall'aldilà, avesse iniziato a sussurrarmi di reagire, spingendomi a creare qualcosa di allegro, vitale e luminoso. Ho iniziato a dipingere tele così piene di colore che oggi, quando le guardo, mi sorprendo da sola e mi chiedo: “Ma come ho fatto a fare una cosa del genere?”.


Mancava solo un ultimo blocco da superare. Una mia cara amica ha iniziato a insistere, quasi tormentandomi: “Momo, devi provare a fare il viso di una donna”. Io tremavo al solo pensiero, ripetendole che non ne ero capace e ricordando i disastri scolastici. Alla fine, però, ci ho provato. E quei volti, oggi, sono qui davanti a voi.

Perché "Momo"?

Sulla carta d'identità c'è scritto Mónika. Ma quando la mia nipotina Barbara era piccolina, non riusciva proprio a pronunciare il mio nome e mi chiamava sempre così: Momo. Quel nomignolo mi è rimasto impresso nel cuore e nella mente di tanti, diventando il nome d'arte con cui oggi firmo le mie emozioni.

Questa mostra non è solo una collezione di quadri: è il racconto della mia storia, delle mie perdite, della mia rinascita e della scoperta che non è mai troppo tardi per stupire se stessi.

Grazie di cuore per essere qui stasera a guardare dentro la mia anima.

Momo

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