Enzo Concardi
La pittrice Paola Marchi è nata e vive a Vergato, un borgo dell’Appennino bolognese. Si è laureata in pedagogia all’Università di Bologna e, per più di trent’anni ha insegnato Lettere nella scuola media. La professione di insegnante si è accompagnata ad approfondimenti personali nella letteratura,nella filosofia e nell’arte, ma è stata la dedizione alla pittura, assecondata fin dalla adolescenza, a diventare il momento privilegiato della sua creatività espressiva, acquisendo uno stile personale come autodidatta. L’attaccamento al territorio di origine l’ha portata a far prevalere nelle sue opere immagini dell’Appennino emiliano, interpretate in un linguaggio figurativo e fortemente comunicativo, dove la rappresentazione della realtà non è fine a stessa, ma aspira a suscitare emozioni interiori. Dopo le prime mostre locali è giunta in ambiti sempre più vasti: alle numerose partecipazioni a Bologna si aggiungono esposizioni in altre città italiane come Palermo, Roma, Venezia, Firenze, Forlì, Milano, Ferrara, Sanremo. All’estero ha esposto a Parigi, New York, Berlino, Dubai. Le sue opere sono state pubblicate in libri, riviste e cataloghi di arte. Fra i principali: Dizionario degli Artisti di Bologna, Annuario Mondadori Artisti 2020, I Narratori del NostroTempo di V. Sgarbi. Sarà presente anche nell’Atlante dell’Arte Contemporanea, edito da Giunti, di prossima pubblicazione. È titolare di un sito web accessibile per ogni notizia e visione dei suoi quadri, Un’ampia rassegna critica accompagna il suo itinerario artistico, cogliendo aspetti e particolari dello stile e dell’anima. Flavio DeGregorio definisce la sua pittura «un segno storico della memoria rivissuta anche attraverso fenomeni geomorfologici come i tanto amati e sempre vivi in lei Calanchi». Vittorio Sgarbi parla dei «luoghi della sua anima» e di una «pittura di paesaggio estremamente densa e tesa». Enrico Miglioli sottolinea la «dolcezza romantica delle sue forme». Franchino Falsetti parla di «pittura…» come «linguaggio che ci permette di pensare e di vedere senza parlare». L’Archivio Monografico dell’Arte Italiana considera la sua arte «un leggero canto poetico che celebra innumerevoli stati emozionali che si fissano sulla tela con maestria tecnica…dove si avverte la potenza espressiva delle variazioni cromatiche e delle luminosità». La pittura di Paola Marchi, dichiarata autodidatta, invero accoglie echi dal passato: si ritrovano in lei la cura dei particolari dei paesaggi fiamminghi del ‘600; i contrasti di luci e ombre e i colori forti e vividi dei quadri en plein air degli impressionisti francesi della seconda metà dell’Ottocento; accenni di divisionismo in alcune opere che richiamano anche l’amore per la natura delle montagne di Segantini. L’anima come entità puramente spirituale è onnipresente: mi pare più esatto definire il suo un realismo magico, poiché i suoi quadri – pur descrivendo paesaggi – simboleggiano interpretazioni metafisiche di ciò che l’occhio vede.