House of god
Descrizione
Ispirata all'omonimo brano techno degli anni '90 di DHS (Dimitri Hegemann
Space), l'opera introduce il concetto di remix e campionamento (sampling) strutturale. La sovrapposizione
fisica dei telai mima l'action del DJ che inserisce una traccia o un loop sopra un ritmo preesistente.
Cromaticamente, il blu elettrico evoca le luci stroboscopiche, l'alienazione sintetica e l'atmosfera chimica
del club, mentre il beige riporta l'opera all'archeologia industriale del magazzino abbandonato, la fabbrica
che si fa tempio (la House of God). L'asciugatura a "viso in giù" operata sul dislivello ha fatto sì che gli
smalti liquidi, colando da un telaio all'altro, rimanessero sospesi nel vuoto, solidificandosi in ponti aerei
tridimensionali. Il tempo ha letteralmente saldato l'architettura dei due quadri.
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