Il collasso antropofago ontologico
Descrizione
Il collasso antropofago ontologico è un’implosione visiva dell’essere — il momento in cui coscienza, geometria e ordine cosmico vengono divorati dal loro stesso nucleo gravitazionale. Il vortice centrale, denso e assorbente, non si comporta come un semplice buco nero, ma come un motore metafisico: inghiotte struttura, identità e l’architettura stessa del pensiero.
Attorno a questo abisso, frammenti di materia, memorie e geometrie simboliche spiraleggiano verso l’interno, perdendo coerenza man mano che si avvicinano al punto di non ritorno. Il dipinto mette in scena un collasso non fisico, ma esistenziale. La dimensione “antropofaga” non riguarda il divorare corpi, bensì il divorare ciò che è umano: percezione, cognizione, ordine interiore.
The Ontological Anthropophagous Collapse is a visual implosion of being — a moment in which consciousness, geometry, and cosmic order are devoured by their own gravitational core. The central vortex, dense and absorbing, behaves not as a mere black hole but as a metaphysical engine: it consumes structure, identity, and the very architecture of thought.
Around this abyss, fragments of matter, memories, and symbolic geometries spiral inward, losing coherence as they approach the point of no return. The painting stages a collapse that is not physical but existential. The “anthropophagous” dimension does not refer to the devouring of bodies, but of the human: perception, cognition, and inner order are swallowed and reconfigured.
Ribaldone transforms cosmic catastrophe into psychological ontology. The work suggests that every mind contains its own singularity — a place where meaning bends, where identity fractures, and where the self confronts the limit of its own continuity. The Ontological Anthropophagous Collapse is not destruction; it is metamorphosis under extreme density.
Ribaldone trasforma la catastrofe cosmica in ontologia psicologica. L’opera suggerisce che ogni mente contiene una propria singolarità — un luogo in cui il senso si curva, l’identità si frattura e il sé affronta il limite della propria continuità. Il collasso antropofago ontologico non è distruzione; è metamorfosi sotto densità estrema.
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