IL FARO
Descrizione
L'occhio della donna era la quiete, un faro che non vedeva l'onda di velluto nero sollevarsi a svelare il galeone prigioniero del sale; solo il gabbiano, freccia di osso e piuma, sapeva che la tempesta era un sogno dipinto sul suo respiro.
Il viso galleggiava, un'isola di porcellana al di sopra del mare che era il suo inconscio; il faro non segnalava terra, ma la caduta dei suoi pensieri nel ventre ruggente della nave fantasma, mentre il gabbiano gridava il colore assente del vento.
Dietro la fronte di marmo della donna, il faro pulsava come un nervo scoperto, proiettando non luce, ma il sapore amaro della tempesta sull'acqua. Il galeone, un giocattolo dimenticato, danzava sul battito cardiaco del mare, e il gabbiano era l'unica virgola in quella frase infinita e salata.
La tempesta era contenuta in una lacrima non versata, mentre il faro tesseva la nebbia con fili di sale e malinconia. Il viso era la tela su cui il galeone navigava a ritroso nel tempo, e il gabbiano, in primo piano, teneva il cielo in equilibrio sulla punta di un'ala.
Ogni goccia della tempesta era un granello di sabbia sfuggito all'eternità, catturato nello sguardo assente. La sagoma del faro era un dito accusatore nel silenzio, e il gabbiano, appeso a mezz'aria, era il custode silenzioso del segreto che la donna e il galeone condividevano nel sonno del mare.
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