Il giudizio di Karalis
di Mario Cabras
Descrizione
Al centro dell'opera domina la figura fiera e vittoriosa di Giulio Cesare, ritratto a cavallo nel momento di massima foga e determinazione mentre guida le sue truppe. Il condottiero, incoronato d'alloro con la corazza dorata e il drappo rosso, leva il braccio al cielo con sguardo risoluto, incarnando la forza irrefrenabile che travolse le fazioni pompeiane nel Mediterraneo. Il destriero scuro s'impenna vigoroso su uno sfondo dinamico di nubi e lance schierate. L'energia travolgente della pennellata e i caldi contrasti di luce e ombra trasformano l'opera nell'emblema visivo del momento storico in cui Cesare decretò la fortuna e il primato di Karales a discapito della decaduta Sulky.
La svolta politica ed economica dell'antica Sardegna e l'ascesa di Karales a centro supremo dell'isola.
Durante la guerra civile tra Giulio Cesare e Pompeo Magno (49 a.C.), le città sarde presero posizioni opposte e decisive per il loro futuro:
Sulky (l'odierna Sant'Antioco), florido e ricco centro portuale commerciale, scelse di schierarsi apertamente a favore di Pompeo, ospitando la flotta pompeiana capitanata da Lidio.
Karales (la futura Cagliari), al contrario, mantenne una fedele ed esplicita alleanza con Giulio Cesare, cacciando il rappresentante pompeiano Marco Aurelio Cotta.
Con la schiacciante vittoria di Cesare, il destino delle due città fu segnato per sempre. Cesare sbarcò personalmente a Karales per ricompensarla, elevandola e ponendo le basi per il suo status di Municipium romano. Al contempo, punì duramente la rivale Sulky con pesantissime sanzioni finanziarie e la confiscò dei suoi beni, spostando così definitivamente il baricentro economico, navale e politico dell'isola su Karales/Cagliari.
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