L'ossessione del giardino Narciso
di Rosss
Descrizione
giugno/ 2026
Nell’opera L’ossessione del giardino Narciso il giardino non è un luogo naturale, ma un territorio mentale: un proliferare di impulsi, desideri, riflessi. Il titolo suggerisce un dialogo con il mito, ma qui Narciso non si specchia nell’acqua: si perde nella materia, nella saturazione del colore, nella vertigine del proprio stesso sguardo.
L’orizzonte, attraversato da quella lama rossa, non ordina né separa: è un taglio che rivela la tensione interna dell’opera, un limite che tenta di contenere l’eccesso ma finisce per esserne travolto.
Il quadro diventa così una frontiera emotiva: un luogo in cui la percezione si confonde con la pulsazione del colore. Un attraversamento che chiede allo spettatore di sostare nel punto esatto in cui la materia diventa pensiero.
L’ossessione del giardino Narciso è una delle opere di ROSSS che più chiaramente intreccia materia, colore e concetto: l’orizzonte non è solo inclinato, è quasi inghiottito da una proliferazione cromatica che sembra crescere e reclamare spazio.
(opera UNICA con certificato di autenticità)
opera facente parte del progetto : ORIZZONTI NON ORIZZONTALI
Il progetto Orizzonti non orizzontali nasce dall’esigenza di interrogare la forma stessa del limite. L’orizzonte, tradizionalmente concepito come una linea stabile e rassicurante, viene qui messo in discussione, inclinato, spezzato, moltiplicato. Diventa un territorio di passaggio, un luogo in cui la percezione si apre a nuove possibilità e la materia pittorica assume il ruolo di guida.
Le opere che compongono la serie si sviluppano attraverso stratificazioni, incisioni, colature e gesti che non cercano la rappresentazione del paesaggio, ma la sua evocazione emotiva. Le superfici si fanno membrane sensibili: accolgono tensioni, vibrazioni, fratture, riflessi. L’orizzonte non è più un confine tra cielo e terra, tra luce e ombra, ma un punto di contatto tra interiorità e mondo, tra ciò che appare e ciò che si trasforma.
In questo percorso, la materia diventa linguaggio. Le verticalità che si riflettono, le linee che si piegano, le cromie che emergono e si dissolvono costruiscono paesaggi che non appartengono a una geografia reale, ma a una geografia del sentire. Ogni opera è un attraversamento: un invito a sostare nel luogo in cui l’immagine si apre e lo sguardo si lascia condurre oltre la sua stessa abitudine.
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