San Giorgio e il Drago ( bene ecclesiastico della Parrocchia Immacolata Concezione di Riano RM)
Descrizione
"San Giorgio e il Drago"
di Gianni Lattanzi
Giudizio critico e citazione
C'è tanta forza espressiva e insieme immaginativa, nell'ultima bella opera di Gianni Lattanzi - un "San Giorgio e il Drago" che estroversamente pare nuovo e ancor più immaginifico, ben al di là del canone usuale che vede il santo cavaliere uccidere il drago per salvare una principessa e la città: tema privilegiato, nell'arte (e che ha chiamato all'opera, di volta in volta, artisti come Paolo Uccello e Raffaello, Donatello, il Carpaccio, Pisanello)... Naturalmente il drago ruggisce terrificante, diabolico come il male; mentre la vittoria di San Giorgio testimonia il trionfo della Santità su ogni peccato
Ma uscendo dal cupo o fiammeggiante arcano della vicenda, dalle sue ventilate origini in Cappadocia (o altrimenti in Libia), in secoli arditamente paleocristiani, antesignani derivanti delle prime crociate, Gianni è riuscito, col suo estro moderno, e le temprate pulsioni contemporanee, a trasformare, irradiare tutta la sua ispirata figurazione ad una scena sacra e insieme laica, animosamente fuori del tempo... Certo il suo amore per Caravaggio e tutto il sempiterno "luminismo" europeo che ha accelerato, impennato l'Arte Occidentale dal '600 in poi, gli consentono oggi di spaziare, tagliare il quadro verticalmente dall'ombra alla luce. Il cavallo bianco sembra davvero giungere, scende dal cielo, proiettato divinamente dalla luce, dal Cielo in Terra (ancora, come ai tempi di Costantino a Ponte Milvio contro Massenzio, decisivi per l'"In hoc signo vinces!"), in una battaglia fiera e feroce contro il Male, ma soprattutto in nome del Bene...
E il Dragone rosso, che ancora più risalta, rintanato, schiacciato dentro e verso il nero (Nero che è notte, inferno in fiamme, correzione in nome della Luce), capitola con uno sguardo quasi spaventoso, annichilito e trafitto dalla lancia sacrale, protetto d'inesorabilità. Gianni Lattanzi toglie polvere e secoli dalla leggenda, e la riconsegna intatta e decisiva anche per il nostro tempo. La scena, si sa, è una parabola arcinota: ma proprio da questi strepitosi colori in lotta, da quest'agone di Fede in cui crediamo e per cui dolcemente lottiamo, alimentato dalla brillantezza scintillante del nero e del rosso, della luce e del sole che salva, che guida, ci troviamo nuovamente indirizzati in una lotta vera e strenua per la Pace, che non è mai statica, ma ci chiede coraggiosamente di combattere sempre e ancora per far vincere, trionfare, la radiosità buona della Luce. e
Dovendo ora assegnargli una quotazione professionale, non partemmo da un cancelliere che sia, meno che mai, inferiore a 3: il che, per un pittore ancora giovane, che in poco tempo ha davvero bruciato le tappe, è davvero un ottimo riconoscimento, e ciò per se stesso, elogio. Il computo esatto della quotazione, è ormai da tempo attestato, assestato su una precisa formula matematica: si sommano base + altezza dell'opera, si moltiplica per il coefficente (in questo caso, 3): il tutto va poi moltiplicato per 10... Così, il bell'olio su tela "San Giorgio e il Drago", di cm. 60 x 80,
ammonterebbe quindi a 140x3 = 420 x10 = Euro 4.200... Riconoscimento per il pregio indubbio della qualità artistica e l'eleganza dell'afflato iconografico, l'aura simbolica vitalissima in questa creazione.
Lo confermo e qui lo testimonio davvero in fede, reso esperto dalla lunga frequentazione e collaborazione di Mostre e perizie professionali, ma sempre per mero amore e schietto culto dell'Arte.
Tanti auguri, Gianni Lattanzi, a Te e in fondo anche agli stimatori, odierni o futuri, dei tuoi quadri.
Cordialmente e in fede,
Plinio Perilli
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