Biografia

Mi chiamo Rachel.


Dipingo da sempre, eppure per decenni ho lasciato che le mie opere sparissero, come ombre dissolte nella notte. Le distruggevo, le negavo a chiunque, quasi temendo che potessero rivelare troppo. Per trent’anni ho abbandonato tele e pennelli, rifugiandomi tra cronache antiche, manoscritti dimenticati, ricerche storiche che parevano proteggermi da un richiamo più profondo.


Nel 2024 ho varcato la soglia di una casa di montagna. Piccola, austera, custodiva una cantina di pietra che sembrava aspettarmi da secoli. Lì ho compreso che nulla può essere soffocato per sempre. Lì i colori hanno ripreso a respirare, ribellandosi al silenzio. Colpi di spatola, pennellate violente, oli spessi come carne: ogni tela è diventata un varco, un segno inciso nell’antico respiro delle mura. La prima serie, Bucolica, non raffigura semplicemente animali. Sono presenze catturate nell’oscurità, sguardi che la fototrappola ha fermato ma che i miei quadri hanno reso eterni. Poi Dorsino, il piccolo paese che accoglie il mio atelier: non un borgo, ma un enigma inciso nella roccia e nel tempo. La più inquieta resta Aura: lì non dipingo ciò che vedo, ma ciò che oltrepassa i confini della vista. Sono nata veggente, e sulla tela affiorano colori e forme che non appartengono a questo mondo. Sono ciò che avvolge l’anima delle persone, i segni del loro transito effimero sulla Terra, messaggi che fluiscono attraverso di noi come correnti invisibili.


Eppure non è solo la montagna a custodire la mia opera. Nel cuore medievale di Trento ho un negozio di lingerie e abiti raffinati. Ma dietro le stoffe eleganti, le pietre narrano un’altra storia. Le volte in pietra, una scolpita nell’anno 1000, l’altra nel 1200, e il pozzo antico, da cui sgorgò l’acqua primordiale della città, attendono di rivelarsi per ciò che sono: varchi. È lì che nascerà un Bestiario dai colori feroci, creature e simboli che respirano tra mito e visione, dipinti con tratti rapidi e implacabili. Il piano superiore, bianco, minimale, quasi privo di materia: uno spazio dove i quadri si fanno specchi, descrivendo la mia vita quotidiana tra casa e lavoro, ma lasciando emergere ciò che resta taciuto. I colori svaniscono, e in quel vuoto resta solo il respiro del mistero.



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