Tamás Kiss - contemporary painter

Tamás Kiss sells paintings online

Tamás Kiss

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Biography
CV

Born: 05. 25. 1953.
Place of birth: Szombathely, Hungary
Living and working in Hungary, Sopron, and in Greek Island Crete, Rethymno.
QUALIFICATIONS
Teacher Training Collega, Pécs (Hungary) 1973-1977.
Privat student of the University of Applied Arts, Painting Faculty 1978-1983.
Scholarship recipient of the Hungarian Academy of Science, University of Eötvös Lorand 1985-1988
Professor of University of Pécs, Hungary (since 1990)
Some major topics of his courses:
Philosophy, especially ancient greek philosophy
Human ecology
Special courses:
Religion and fine art. Frescos, potteries and other vessels.
The importance of frescos of Akrotiri and Knossos in the history of fine art.
The necessity of the development of a Modern Minoan Art, ont the basis of ancient frescos.
ACADEMIC DEGREES
Candidate of Biological Sciences, Eötvös Lorand University, Budapest, 1988
PhD, Doctor of Phiosophy, 1993
DSc hc WHO, 1995.
FOUNDER
International Mail Art journal, called „Ethic-Cards”, together with Joseph Kadar (Paris). 1988
„RaArt Gruppe, Graz” – International contemporary art. Total art: performances, exhibitions with music, art electro image and paintings. Together with Gerhard Lojen, Edith Temmel („Gruppe 77” Graz) 1994
„Electro Art Music MultiArt” – Art Electro Image. 2004. Screenings with music.
„Upanisadjazz Ensemble” Band 2007. Live concerts and performances, together with Art Electro Images. (Wien, Budapest, Graz and in many other towns.) General art performances.
„Modern Minoan Art” (Crete, since 1997).
The development of the artistic trend was inspired by the frescoes of Thera and Knossos.
- Oil paintings
- Table pictures
- Graphics
- Chalk drawings
„Afro-Cretan Pottery and Porcelain” (Graz, 1999).
The concept, or notion of „Afro-Cretan” based on the unquestionable connections between Egyptian and Cretan fine art. (See for example, Marinatos’ book, entitled: „Akrotiri. Thera and the East Mediterranean.”).
 - Porcelain table pictures
 - Porcelain plates
 - Porcelain and ceramic vases
„Afro-Fun Pottery” (2005, Stoob, Austria).
 - Pottery plates
„New Immersion Thinking Society” (Szombathely, Hungary 2018).
  „Νεος Διαλογισμος”
A Society of philosophy, fine art and literature”.
General Art Performances
„Paintings – Musik – Poems” with screenings (ElammArt), pantomime and ballet.
Music: Upanisadjazz Ensemble.
In theaters, Jazz Clubs Art Clubs, Galleries, Castles and Hotels.
(Wien, Graz, Budapest, Szombathely, Nagycenk, Sopron, Pécs and so on…)
For example:
- Gallery in the Castle of Esterhazy, Pápa, 1999.
- Castle Zarkaháza, 2022.
- Gallery Derkovits, Budapest, 2007-2010.
- Gallery Spontan, Graz, 2011.
- Schloss Lackenbach (Austria) 2007, 2008, 2009.
- Spring Festival, Szombathely, Staat Gallery (Hungary), 2008.
- Sopron, Salon Ferenc Liszt 2008-2010
- Sopron, Hotel Siesta, 2008.
- Music Festival Castle Széchenyi, Nagycenk, 2008.
- Vienna, Lokal Vorstadt, 2009.
- Weöres Sándor Theatre, Szombathely, 2012-2014.
- Petőfi Sandor Theatre, Soporn 2013-2014.
- Weöres Sándor Theatre, „ART CLUB”, 2012-2014.
- Gallery Józsefváros, Budapest, 2019-2020.
SELECTION FROM IMPORTANT EXHIBITIONS
 International Mail-Art Exhibition. – Szombathely, Medium Gallery, 1986.
Art Electro Image – Szombathely, City Gallery, 1987.
„Cretan moments” – Hani Kokkini, Gallery Prima, 1987.
„Minos and Hellas” – Budapest, Gallery of Club of Young Artists”, 1997.
„Hommage a’ Bartók” – Paris, UNESCO Palast, 1995. I. Internationale Post Mail Art Biennale. (Together with Joseph Kadar).
International Biennale of art electro image, 1996. City Gallery, Szombathely.
„Faces and Masks” – Budapest, Litea Gallery, 1998.
„Faces, landscapes, fetuses” – Pápa, Gallery Esterhazy in the Castle, 1999.
„Two hundred years after the last war”. Oil paintings on the music of „Omega” rock band. – Budapest, Gallery Benczur, 2000.
„Afro-Cretan pottery and porcelain table pictures” – Graz, Cafe Galerie, 2001.
„Porcelain table pictures” – Graz, Spontan Galeris, 2022.
„Exhibition of works painted to music” – Together with Edith Temmel. – Castle Zarkaháza. 2002.
„Afro-Cretan pottery and porcelain” – Sopron, Salon Liszt”. 2004.
„Beyond time” – Budapest, Gallery Derkovits, 2005.
„Oil paintings for music: Haydn: „Concerto No. 1 for Organ”. – Budapest, Gallery Derkovits, 2005.
„Oil paintings for the music of Ferenc Liszt”, together with a piano concert of Peter Kuzsner.
Regisseur: Sándor Szokolay. – Sopron, Líceum. 2005.
„Oil paintings for Dante: „La Divina Commedia”. – Sopron Painting Association Gallery, 2006. (Also in Győr, in the year of 2007, and in the castle of Lackenbach, Austria, 2007.)
„Modern Minoan Art”. Oil paintings. – Budapest Józsefváros Gallery. 2018 and 2019.
„Oil paintings” – Budapest, Artem Donum Gallery. Since 2022. Permanent exhibition.
„Modern Minoan Art” – Rethymno (Crete). 23. 05. 2025 - 11. 06. 2025. Morfes Gallery.
Permanent exhibitions, publications (poems, essays) on the portals of literary and artistic magazines
For example:
Új Nautilus, SzövetIrodalom, Holdkatlan, Litera-Túra, Kalamáris, Vaskarika, Alkonyzóna, Tiszatáj, Hetedhéthatár etc.
Published 15 books in the genre of fiction and many poems in literary journals.
Title of his art history and art philosophy book is: „The Reality of the Human Being in the Art of Painting.”- In press: Novum Publishing Austria.
Facebook, Instagram (drkisstamas), Messenger.
 2025.

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FUGGITIVI DEL TEMPO

Sulle profondità umane dell’opera d’arte

Fugitives of Time – The Artistic Philosophy of Tamás Kiss

Il desiderio innestato nei vivi, più forte di qualsiasi altra cosa, potremmo dire un desiderio che di solito nemmeno giunge alla coscienza, non è altro che quello di fuggire dal tempo, di deviare dal cammino dell’esistenza che conduce alla scomparsa, perché è inconcepibile che un giorno l’intera percezione — la percezione di me stesso e del mio mondo — e la sua interpretazione svaniscano nel nulla. Eppure accadrà…

Sebbene le nostre capacità sensoriali ed emotive in molti casi possano oltrepassare la materialità, tuttavia, per qualche terribile causa o concatenazione di cause, la materia che sostiene e mantiene in vita l’esistenza si spegne.

Perché accade questo?

Perché, nell’adorazione faziosa dell’onnipotenza della materia, abbiamo dimenticato la sua proprietà fondamentale, la sua sorta di specificità, o, se vogliamo, la sua essenza: che non è altro che l’errore. Che sia vivo o inanimato, tutto esiste nel passare e, attraverso le varie trasformazioni, corre verso l’annientamento. Ogni fase che scorre nel tempo diventa qualitativamente sempre più imperfetta. Si può dunque affermare che la materia, già nel momento della sua nascita, è imperfetta, qualunque qualità, ordine di grandezza o composizione porti in sé o formi (ad esempio un composto). È chiaro anche che l’unico processo privo di errore in essa è proprio il passare.

La causa del passare risiede nella materia stessa, che di solito denominiamo con il concetto di tempo. Per lo più diciamo che “il tempo passa”. E invece no: siamo noi — e ogni altra forma di materia — a passare.

Pensiamo a quante volte usiamo il tempo come capro espiatorio.

Possiamo affermare che il dipinto sia l’eternità che nasce dal passare umano? Può esistere un’eternità all’interno della misura dell’esistenza umana? Nel senso originario e trascendente del termine, certamente no. Ma forse l’essere condannato al dissolversi può creare una bellezza imperitura? Ebbene, a questo non si può più rispondere con un “no” inequivocabile. L’Homo sapiens infatti possiede una spiritualità in senso estetico, la cui esistenza — per quanto materialmente insondabile — va considerata come una caratteristica universale e antichissima della nostra specie. In essa nasce quasi involontariamente l’idea, o se vogliamo l’ideale, della bellezza (persino in senso platonico), quando l’osservatore dotato di intelletto entra in particolari stadi della percezione o dell’emozione visiva, ad esempio sotto l’effetto della visione (o contemplazione) di un dipinto, oppure nei momenti stessi della sua creazione. Vedere non è naturalmente lo stesso che guardare. Chi vede non si limita a percepire qualcosa attraverso la propria retina, ma ne avverte anche la qualità, cioè la misura della sua bellezza; al tempo stesso prende coscienza — o meglio, in lui si fa cosciente — la propria capacità di comprendere tale bellezza. Il maestro, poi, in quanto essere dotato di particolari capacità, è in grado di rinnovare l’idea della bellezza e la sua dimensione spirituale.

Dobbiamo dunque affermare che la spiritualità in senso estetico, insieme all’idea di bellezza che da essa (in essa) nasce, ci conduce nel passato nebuloso e perduto della nascita del genere umano, potremmo dire in una sorta di eternità negativa. Eppure, a confronto di ciò, il breve arco di una vita umana deve essere sufficiente a esprimere questa capacità, nonché a riconoscere e a godere delle opere che da essa prendono forma.

Il pittore scompare, ma le sue opere — se è fortunato — rimangono, quasi sfuggendo agli artigli del tempo vivibile dall’essere umano. Il temperamento dell’autore, le sue passioni, il modo in cui usa il pennello, le luci e le ombre che ne scaturiscono, le figure e le composizioni che da esse prendono forma, pur non nella loro completezza, possono rivelare molto di un mondo ormai passato o, al contrario, degli orizzonti ideali, spirituali ed emotivi delle modalità di esistenza contemporanee.

L’osservatore ricettivo guarda e quasi vive il mondo dell’opera; poi, quasi senza volerlo, tenta di interpretarlo, comincia persino a parlarne dentro di sé e, pizzicando involontariamente le corde delle proprie emozioni del momento, cerca di trasportarlo dal passato al presente. Qualunque sia l’epoca in cui l’opera d’arte è nata, l’osservatore del presente, in sostanza, la sottrae al tempo. La sottrae perché, che si tratti di un tripudio di luci in un paesaggio, di un’illuminazione che irrompe attraverso toni cupi, oppure del volto sofferente di Gesù mentre viene spogliato delle sue vesti, essa scuote o risveglia — in misura diversa, a seconda dell’individuo — le anime capaci di risonanza emotiva, conducendole in un mondo interiore mistico e metafisico.

Possiamo chiamare tutto ciò il mondo interiore più profondo e più nobile dell’essere umano, che spesso cerchiamo di ricondurre al concetto di fruizione estetica; ma, quando l’immedesimazione diventa più intensa, possiamo già parlare di catarsi. È negli stati d’animo in cui si trova chi vede che si coglie il fenomeno per cui l’opera, qualunque sia stato il momento della sua creazione, vive. È presente e continuerà a essere presente finché l’essere umano sarà capace di accogliere la bellezza a tali profondità. La visione che afferra la mente e le emozioni, dunque, grazie alla partecipazione dell’essere vivente e sensibile, può davvero sfuggire alla stretta del tempo; e finché esisteranno esseri capaci di vedere e di vivere interiormente ciò che vedono, queste opere saranno effettivamente in grado di spezzare le catene del tempo. Ma vale la pena pensare anche a questo: è come se nell’essere umano esistesse una sostanza particolare, attivabile, che per la sua qualità è capace — andando oltre ogni materia — di vincere il tempo ritenuto onnipotente, svincolandosi dal mondo quotidiano e soffocante della materia. Perché l’osservatore guarda la materia, ma in realtà vede una particolare spiritualità, sentimenti e pensieri.

Tamás Kiss

Biologo, pittore, scrittore


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